Madri snaturate? (2014)

di Lea Melandri, zeroviolenza.it, 20 dicembre 2014

E’ fin troppo facile accanirsi contro la madre che uccide un figlio, finché si considera la donna spinta da un “naturale” istinto materno all’amorosa cura dell’essere che ha messo al mondo. Più difficile interrogarsi di quali cambiamenti, conflitti, sofferenze e sentimenti ambivalenti è fatta la maternità, vissuta spesso in solitudine anche nell’ambito famigliare. Sulla madre del piccolo Loris ha imperversato -come sempre in questo casi- la stampa, e ora, nel carcere dove è rinchiusa, si aggiungono le grida insultanti degli altri carcerati. Come mai non succede lo stesso quando è un padre a uccidere la moglie e il figlio? Perché su questa doppia violenza si sorvola, presupponendo che in questo caso la “natura” spinga l’uomo a liberarsi delle persone che gli sono legate biologicamente e sentimentalmente?
La definizione di ciò che è “naturale” appartiene in modo evidente alla cultura del sesso dominante, ma affrontarla con le consapevolezze che abbiamo oggi incontra purtroppo ancora molte resistenze. Eppure non mancano studi, ricerche, libri che analizzano l’infanticidio, e le differenze che passano tra uomini e donne anche in questo caso.
Segue qui:
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