L’insostenibile perturbante della psicoanalisi. Parla il filosofo Franco Rella

Franco Rella commenta la ricerca sul declino della psicoanalisi negli Stati Uniti, ritenendola certamente credibile. «Freud – afferma il filosofo e saggista – ha costruito una teoria e una pratica – la psicoanalisi – e ha anche coniato il termine che può descriverla: das Unhemliche, il perturbante, lo “spaesante”. (…)  L’analisi non poteva e non può essere completamente garantita dalla possibilità o dal rischio di incontri inquietanti, in un percorso che si sa essere sempre molto lungo e molto tortuoso»

di Cristina Bolzani, rainews.it, 19 giugno 2015

Uno studio diffuso da New York Post sostiene che negli Stati Uniti i pazienti della psicoanalisi sono diminuiti. Aldilà della ricerca, secondo lei è possibile che la fascinazione per il lettino freudiano stia finendo, sostituita da pratiche più avvicinabili come la filosofia , lo yoga e la meditazione?

Freud ha costruito una teoria e una pratica – la psicoanalisi – e ha anche coniato il termine che può descriverla: das Unhemliche, il perturbante, lo “spaesante”. La teoria analitica ha messo in luce quanto sia precaria la nostra identità legata ad un Io che si presenta già strutturalmente diviso e che parla, come ha detto Freud, “più di un dialetto”. La pratica analitica dal canto suo è di fatto un viaggio nella profondità di se stessi, è un’attraversata dell’ombra, è un’odissea dello spirito e del corpo, in cui si possono lambire territori inesplorati abitati da emozioni e da figure e immagini che ci sono al tempo stesso incognite e famigliari. È per questo che via via si è attivata quella che già Elvio Fachinelli aveva definito la psicoanalisi della risposta, per esempio nella ego-psychology americana che, anziché attraversare i territori dell’Es, cercava non solo di “bonificarli” ma addirittura di cancellarsi dalla carta geografica. O, per esempio, la versione “semaforica” dell’analisi, in cui l’analista, forte dell’autorità derivatagli dall’affidamento dell’analizzato, gli imponeva i suoi permessi e i suoi divieti, sostanzialmente il suo sistema di valori. Comunque sia l’analisi, anche in queste versioni, non poteva e non può essere completamente garantita dalla possibilità o dal rischio di incontri inquietanti, in un percorso che si sa essere sempre molto lungo e molto tortuoso. Per questo è certamente credibile lo studio del New York Post che parla di una drastica riduzione di chi ricorre alla terapia psicoanalitica. Yoga, meditazione, ansiolitici a antidepressivi, sembrano essere più avvicinabili. Tra queste pratiche sostitutive si è prepotentemente inserita anche la filosofia.  La psicoanalisi è stata sempre comunque una pratica elitaria, lo è tanto più il counseling filosofico.

Segue qui: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/L-insostenibile-perturbante-della-psicoanalisi-Parla-il-filosofo-Franco-Rella-d325c935-fb85-49c3-940d-57c36e242525.html

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