Filosofo lupesco

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 24 giugno 2015

Il ritorno a sé, il sich-erinnern, è il ri-velarsi della stessa trascendenza che grida nell’anima” ci informa Cacciari nel suo libro ‘L’Arcipelago’, la cui preziosa scrittura è solo di poco inferiore alla virile frase che il filosofo ha pubblicamente pronunciato qualche anno dopo: “I capi del Pd sono delle teste di cazzo”. E la Santanchè? “E’ la dimostrazione che non siamo una civiltà superiore”. E così via, in un cacciariano profluvio di filosofica sapienza mista a televisive tenzoni. Le ardite commistioni tra sacro e profano sono tipiche dei nobili veneziani capaci, nei secoli, di raffinatissime elucubrazioni mischiate a imprecazioni da stallieri. Il Cacciari che perde la bussola negli squallidi show televisivi e furente si accanisce per conquistare l’ultima parola ricorda Machiavelli che gioca ai dadi con gli osti e i carrettieri mentre scrive “Il Principe”. “Ci vogliono cose reali, basta chiacchiere!”, urla il Nostro, come se le sue chiacchiere potessero scamparla dal bituminoso oceano dei media. “Capra!” gli fa eco Vittorio Sgarbi, un altro audace che mischia improperi e cultura. “Capra, capra!”. Be’, che dire? Una bestemmia anch’io; confesso: lo sdegno virile di Cacciari, il suo sprezzo, mi commuove, così come il furore sgarbiano mi riempie di gioia. Le loro opere chissà, ma certo le loro imprecazioni vivranno in eterno.

Segue qui:

http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2015/06/24/filosofo-lupesco___1-vr-130132-rubriche_c333.htm

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