Ospiti – Homo Oeconomicus? Anche Pluralis (1), purché non Virtualis se L’Era (è) Digitalis, ovvero: “Dio, che macchina!”

di Marina Bilotta Membretti, 25 giugno 2015* 

Qualche giorno fa mi trovavo nell’ascensore del Supermarket dal quale solitamente mi servo, insieme ad un compagno di viaggio quando, nonostante avessimo più volte premuto i due tasti opportuni, le porte non si decidevano a chiudersi. Al che il distinto signore ha esclamato : “Brutto segno, quando le macchine non rispondono ! Stanno preparando la loro rivoluzione !” Ammetto di avere, solo a questo punto, guardato con attenzione il mio interlocutore. Coetaneo, di aspetto gradevole, lo sguardo apparentemente intelligente.

Ma come, le macchine preparano la rivoluzione ? Necessiteranno di una buona manutenzione, semmai. O forse non saranno state programmate come si deve. Proprio di questo tratta l’appassionante testo citato di Luca De Biase, 210 pagine fitte di agile lettura. Una miniera di idee. Come questa. “Chi sia montato a cavallo anche una sola volta sa che condurre quel magnifico animale non è come andare in bicicletta. Una passeggiata a cavallo è una relazione tra due cervelli… I singoli punti del terreno sui quali il cavallo decide di poggiare gli zoccoli sono una sua scelta autonoma. La bicicletta invece è una tecnologia…”(2)

Intanto, uscendo dall’ascensore del Supermarket coi nostri carrelli vuoti, avevamo ripiegato sulle scale mobili per non perdere altro tempo. Già, perché quando gli uomini si ritrovano coinvolti in qualcosa che non conoscono, torna la primitiva tentazione di fare di quell’ignoto che tuttavia entra prepotentemente nel quotidiano, un Super in quanto Supera, cioè StaSopra, Inafferrabile ma Presente. Un Dio Astratto spuntato lì per lì come calmante e sedativo della battaglia tutta umana fra Istinctus et Ratio, istinto e razionalità… Il Di(o)Digitale è buono se tutto va bene ma ci obbliga a propiziarlo continuamente, con rituali opportuni, per evitare che diventi cattivo.

Non è diverso purtroppo da quanto l’adulto è tentato di fare per tacitare un bambino che lo sommerge di domande. Un bambino sano, intendiamoci, curiosissimo ed assetato di domande. Con un bambino così, che fai invece ? Cominci ad offrirgli dell’acqua – non fredda e non gasata – possibilmente pura se disponibile. E con della buona acqua, anche un bambino assetato comincia a ragionare meglio. Acqua o domande opportune, a cui anche un bambino sa rispondere perché le ritrova nella vita che fa, in quello che conosce bene. E così riprende a ragionare, con sollievo perché le sue forze sono tornate sufficienti a trovare un percorso oppure già una risposta.

Si chiama imputabilità, nel pensiero sulla natura che è il pensiero tout court. “Che cosa posso sapere ? Che cosa mi è lecito sperare ? Che cosa debbo fare ?”(3)

(1) Homo Pluralis, essere umani nell’era tecnologica, Luca De Biase 2015 – Codice Edizioni Srl / Torino. Luca De Biase è fondatore e responsabile dell’inserto Nòva de Il Sole 24ore.

(2) Homo Pluralis, essere umani nell’era tecnologica, ibidem pag.40

(3) Homo Pluralis, essere umani nell’era tecnologica, ibidem pag.13

* Questo testo è reperibile, insieme ad altri della stessa Autrice, sul sito http://www.tutorsalus.net

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