Contributi – Pirandello, profeta della crisi

di Carlo Ossola, avvenire.it, 28 giugno 2015

L’inizio del XX secolo è stato segnato dall’affiorare dell’inconscio e dalla tesi della relatività: Freud e Einstein hanno tolto al moderno ogni ‘linearità progressiva’ (propria del XIX secolo); incerto e opaco il nostro intimo, infinitamente aperto e incalcolabile l’universo: di questo smarrimento è acuto profeta (e presto testimone) Luigi Pirandello [Agrigento, 1867 – Roma, 1936], già in un lucido saggio del 1893, Arte e coscienza d’oggi: «Crollate le vecchie norme, non ancor sorte o bene stabilite le nuove; è naturale che il concetto della relatività d’ogni cosa si sia talmente allargato in noi, da farci quasi del tutto perdere l’estimativa. Il campo è libero ad ogni supposizione. L’intelletto ha acquistato una straordinaria mobilità. Nessuno più riesce a stabilirsi un punto di vista fermo e incrollabile. I termini astratti han perduto il loro valore, mancando la comune intesa, che li rendeva comprensibili. Non mai, credo, la vita nostra eticamente ed esteticamente fu più disgregata».

Segue qui:

http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/PIRANDELLO-.aspx

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