Il femminismo ha castrato perfino la letteratura. E lasciateci divertire

Nel delirio femminista ogni desiderio è un segno di sottomissione al maschio. Non si salvano nemmeno Emma Bovary o Anais Nin

di Massimiliano Parente, ilgiornale.it, 29 giugno 2015

Uno spettro si aggira per l’Europa, e non è più il comunismo ma il nuovo femminismo. Insomma, mi sono sempre chiesto quale fosse la sessualità delle femministe senza mai riuscire a immaginarla, perché un simbolo fallico dovrai pur tirarlo fuori prima o poi. Tipo: come saranno sotto le lenzuola le ragazze Zero di Santoro? Zero, forse. Tranne Giulia Innocenzi che sarà uno, perché ha fatto Anno Uno e ha scritto Meglio fottere , un librino sociale che però non c’entra niente col sesso, peccato. Finché non ho letto un saggio illuminante, Le perversioni femminili – Le tentazioni di Emma Bovary (Cortina, pagg. 346, euro 25) di Louise J. Kaplan, psicanalista statunitense morta nel 2012, e dopo oltre trecento pagine fitte fitte ho capito tutto, cioè niente, però abbastanza per capire che c’è poco da capire. Mi sembra come quando Aldo Busi, né maschilista né femminista ma busista (il più perverso e maniaco di tutti), nel suo Vacche amiche (Marsilio) scrive che la pornografia non gli interessa perché lui ambisce a «una pornografia democratica». Cioè? Le primarie genitali? La Cgil della copulazione organizzata?

Segue qui:

http://www.ilgiornale.it/news/femminismo-ha-castrato-perfino-letteratura-e-lasciateci-dive-1145860.html

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