Siedi accanto a me

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 1 luglio 2015

Sessant’anni fa nella città di Montgomery, in Alabama, era tutto tranquillo fino a quando su un autobus salì un uomo che vide una donna negra occupare il suo posto. Niente di grave se, chiedendo scusa, costei si fosse alzata; ma Rosa Parks non si alzò. Avrebbe ceduto il sedile a una donna incinta, a un vecchio claudicante ma non a un robusto signore che lo pretendeva per via della pelle bianca. Si dice che le rivoluzioni somiglino ai cicloni, ma le vere rivoluzioni, quelle che nobilitano la nostra tragica Storia di massacri, avvengono nel silenzio, tanto che nessuno in un primo momento se ne accorge. Rosa non stette al suo posto – la sottomissione – e questo scatenò la fine del mondo, il mondo che ancora si reggeva sull’apartheid. Vent’anni prima Hollywood aveva regalato agli americani un malizioso aforisma: “Le donne non sanno di essere sedute sulla loro fortuna”; Rosa lo sapeva. Possedeva un tesoro che avrebbe fatto fruttare, non esibendolo in un cabaret ma semplicemente poggiandolo su quello che non era il suo posto, del tutto indifferente alle esortazioni dei misogini bianchi di levarlo di torno.

Segue qui:

http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2015/07/01/siedi-accanto-a-me___1-vr-130352-rubriche_c497.htm

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