Il nuovo cuore di Susanna Tamaro

“Volevo scrivere da tempo un’autobiografia spirituale, per raccontare il cammino interiore di una bambina”

di Raffaella Silpo, lastampa.it, 7 luglio 2015

Un palombaro trascinato a fondo mentre gli allegri nuotatori sguazzano in superficie. Una bambina speciale, diversa, solitaria, cui le maestre d’asilo profetizzano una fine in manicomio. Una bambina che va dove la porta il cuore, come da titolo del suo romanzo più famoso, ma in modo del tutto razionale, perché il suo è Un cuore pensante. Il nuovo libro di Susanna Tamaro porta il titolo della sua rubrica su Avvenire ed è una citazione da Etty Hillesum («Lasciate che io possa essere il cuore pensante di questa baracca»): «La considero, da quando la lessi a 20 anni, una compagna di ricerca e di vita. Non vedevo l’ora di dedicarle un omaggio». Il suo «diario dell’anima» alterna lampi di ricordi personali a vibranti prese di posizione sull’attualità: «Volevo scrivere da tempo un’autobiografia spirituale, raccontare il mio cammino interiore». Tamaro procede distillando i pensieri, quasi trasformandoli in «folgorazioni, adatte a un tempo in cui va di moda la brevità – dice -. La vita è così piena che anche il modo di leggere è cambiato». Il tentativo è «cogliere il respiro più grande che ci avvolge» contrastando la deriva del tecnoefficientismo «che non lascia spazio ai più deboli, a valori come la mitezza e la gentilezza, perché abbiamo rimosso l’Ombra nell’anima di ciascuno di noi».

Lei è stata una bambina «diversa» negli Anni 60, quando si prestava molta meno attenzione alle difficoltà psicologiche. Eppure guarda con diffidenza alla medicalizzazione del disagio di oggi. Come mai?  

«Per i “diversi” la vita era indubbiamente più dura ieri, invidio la felicità dei bambini di oggi che hanno un’esistenza apparentemente semplice, facilitata: messi in strada, dove vivevamo noi, senza rete, crollerebbero dopo un giorno. Ma qualche ostacolo nella vita non fa male, fortifica, prepara alle sfide future: bisogna potersi confrontare con sfide forti, fin da piccoli».

Davvero un aiuto psicologico da piccola per lei sarebbe stato inutile, se non dannoso?

«Non mi fraintenda: amo il pensiero psicanalitico, sono triestina, nata nella Mitteleuropa, un mio avo è Bruno Veneziani, cognato di Italo Svevo, che conosceva benissimo Freud e Jung. Mia nonna, presenza fondamentale nella mia vita, citava gli scritti dei padri della psicanalisi e li riteneva culturalmente affascinanti, ma senza poteri taumaturgici. Per carità, nutro rispetto per le terapie brevi, sono una stampella, un aiuto, ma attenzione, creano dipendenza. Gestire la complessità dell’animo umano non è cosa da niente».

Segue qui:

http://www.lastampa.it/2015/07/07/cultura/tuttolibri/il-nuovo-cuore-di-susanna-tamaro-XaSmDX1lG6JuYIJzC7iycN/pagina.html

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