Ospiti – Sarantis Thanopulos: intervista sulla crisi economica in Grecia, tra Schreber e Schaeuble, tra impotenza e catarsi

di Francesco Bollorino, psychiatryonline.it, 7 luglio 2015

Sarantis Thanopulos psichiatra e psicoanalista didatta SPI, collaboratore di Psychiatry on line Italia con la sua rubrica RIFLESSIONI (IN)ATTUALI, vive e lavora a Napoli ma è nato in Grecia e mantiene stretti legami con la sua terra di origine. Gli abbiamo chiesto di approfondire i temi collegati con la crisi economica greca e con il recente referendum oggetto di un suo corsivo per la rivista a cui rinviamo i lettori.

Domanda: Come vivi la crisi profonda del tuo paese?
RISPOSTA: Con grande apprensione. Sono preso tra due fuochi: da una parte per il paese in cui ho le mie radici si profila una catastrofe storica e dall’altra temo che questo segnerà l’inizio della fine dell’Europa unita. Con tutti i suoi limiti, ha garantito decenni di pace e di scambi molto proficui e intensi.

D: E’ una crisi che viene da lontano una crisi della politica e della sua capacità di governare gli eventi per il bene comune
R: Direi che subiamo l’assenza della politica, della sua eclissi. Viviamo in un mondo governato  da grandi circuiti finanziari, entità non definibili in modo chiaro e stabile, che seguono logiche puramente quantitative. La politica è in gran parte assoggettata, ha perso la sua autonomia. La falsificazione dei conti in Grecia è stata condotta in porto con l’assistenza tecnica della Goldman e Sachs ed era cosa conosciuta nel campo della finanza. La ignoravano i popoli europei e, primo di tutti, il popolo greco. La cosa sarebbe forse riuscita se l’esplosione della bolla finanziaria, di cui faceva parte, non fosse esplosa. La falsificazione di conti è stata necessaria perché la Grecia si indebitata per spese di difesa faraoniche e per le Olimpiadi. Gran parte dei soldi spesi (l’eccesso di spesa) è finito nei circuiti della corruzione (e ben noto che delle imprese tedesche, soprattutto, hanno corrotto diversi  politici greci) e nelle mani di gruppi di interessi economici greci e stranieri. Il popolo non ha avuto nulla ma si è indebitato fino al collo a sua insaputa.
Il resto è storia conosciuta: la Grecia è stata interdetta come stato sovrano e la sua politica economica è stata decisa punto per punto dalla Troica con risultati mortali. La politica di austerità, applicata in forma ben più severa  che negli altri paesi europei, secondo una logica evidentemente punitiva (taglio di tutti i salari e delle pensioni al 50%, fortissimi aumenti delle tariffe pubbliche e delle tasse sulla casa), ha fatto perdere la Grecia il 25% della sua ricchezza e ha paralizzato la sua economia. La disoccupazione giovanile è al 50% e quella generale al 25%. La corruzione ovviamente imperversa e questo ricade ulteriormente sulle spalle dei lavoratori vessati. Il FMI ha sbagliato clamorosamente previsioni, i suoi stessi esperti hanno ammonito tre anni fa la sua direzione che la politica seguita era sbagliata, senza essere ascoltati. La Merkel, ossessionata  dalle reazioni degli elettori tedeschi, ha persistito nell’austerità contro ogni evidenza, e oggi è severamente criticata perfino dal Financial Times. Il debito greco (cresciuto in modo esponenziale) ha raggiunto ormai livelli insostenibili e, in tutto questo, la maggior parte delle risorse prestate (a tassi alti) è finita nelle banche tedesche. Un’evoluzione assurda coperta con la menzogna e le leggende metropolitane.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/5735

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