Silva: “Come muore un re”

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 19 agosto 2015

Fidel Castro è molto vecchio e molto malato, ma ancora incute timore e dice la sua. Le ragazze girano per Cuba con addosso i colori Usa, tutti aspettano la grana dei ricchi americani, ma il prudente Kerry mette in guardia da possibili colpi di coda del vecchiaccio. Chi in vita fu feroce assai, anche sul punto di morte fa paura. Di più, anche da morto. Quando Stalin crollò stecchito sul pavimento della dacia, nessuno dei suoi capoccia ebbe il coraggio di toccarlo. Pareva loro impossibile che fosse davvero morto, temevano un’ennesima trappola, come quando Stalin chiedeva al Politburo di manifestare apertamente eventuali dissidenze dal suo pensiero, e il giorno dopo il coraggioso non lo si vedeva più al tavolo. Nel 1952, un anno prima di crepare, Stalin aveva pensato bene che il modo più sicuro di guarire fosse quello di ammazzare i medici, la classica proiezione persecutoria del paranoico. L’imbalsamazione fu la prosecuzione dell’immortalità; la gente andava a vedere Stalin come si visita un leone allo zoo, sicura delle sbarre e con un pizzico di speranza che all’improvviso potesse balzare fuori addentando qualcuno. La gente va pazza per i tiranni che sopravvivono alla propria morte, ancora oggi c’è chi sogna un Hitler ultracentenario nascosto con la sua Eva bacucca in qualche cittadina argentina a fare una bella coppia di nonnetti.

Segue qui:

http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2015/08/19/come-muore-un-re___1-vr-131903-rubriche_c153.htm

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