Contributi – 50 anni fa moriva Bobi Bazlen: inventò Svevo e portò in Italia Musil

di Cristina Battocletti, cristinabattocletti.blog.ilsole24ore.com, 23 agosto 2015

Si aspettava che un libro lo catturasse per la sua “primavoltità” nell’urgenza di esprimere qualche cosa di unico, anche se lui volle rimanere nell’ombra dell’editoria italiana. E così, sotto traccia, cinquant’anni fa, il 27 luglio del 1965, moriva Roberto, Bobi , Bazlen in una stanza di un albergo milanese. Un anniversario scivolato via senza celebrazioni, nonostante Bazlen abbia inventato Svevo («Difficilmente si sentirà lo sforzo surriscaldato del genio… ogni gesto ha un suo proprio significato… ogni parola un suo profilo preciso», Prefazione a Svevo ) e abbia portato nelle nostre case L’uomo senza qualità di Musil («da pubblicare a occhi chiusi», anche se con qualche remora per il temibile bagno di sangue commerciale «troppo austriaco e lento»).

Era nato da madre ebrea nella Trieste del 1902 sotto l’impero asburgico e da padre originario di Stoccarda, di cui rimase presto orfano. Studiò al ginnasio tedesco, ma divenne irredentista, anche in seguito alla rivelazione da parte di una corpulenta conoscente friulana, quando non era alto nemmeno un metro: «sei un oppressore», gli suggerì proprio per le sue frequentazioni scolastiche. «Mi sono messo d’impegno a diventare un oppresso anch’io… e credo di esserci riuscito abbastanza bene», spiega in I ntervista su Trieste contenuta in Scritti (Adelphi, 1984), opera postuma a cura di Roberto Calasso. Calasso nell’introduzione sottolinea che le origini triestine di Bobi erano un falso aiuto, essendo lui un uomo «post storico», in asse col suo ruolo di «abitatore esperto di un mondo successivo», che metteva in discussione con se stesso e con gli altri, come, spiega sempre Calasso, se dentro di lui ci fosse stato un punto che all’interno era vuoto. Eppure di Trieste era figlio e ne portava i segni. Anzitutto nelle frequentazioni: Saba, Schmitz/Svevo, Stuparich. «Non c’era libro di cui si parlava che gli fosse ignoto… a diciott’anni ne sapeva più di tutti noi, maturi e anziani», riferisce l’autore de L’isola.
Bobi aveva l’ironia laconica dei triestini («Longanesi è un personaggio di indubbio talento. Lo sfrutta molto bene, lo spende molto male»), l’ammirazione per la Natura («i corpi sani e armoniosi», Intervista) e per l’arrovellamento introspettivo alla Svevo, la trivialtà e il nomadismo tipico di chi cresce in una città portuale.

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