Campagner: “Abramo, ‘anticonformista’ per grazia”

di Luigi Campagner, ilsussidiario.net, 26 agosto 2015

“Leggendo la Bibbia scopro che il nome del mio progenitore era Abramo. Sembra che sia arrivato dalla città di Ur, nel sud della Mesopotamia. Abramo abbandonò il mondo sedentario di Ur — la prima civiltà creata dall’uomo — e divenne un vagabondo”. Con queste parole Chaim Potok (1929­-2002), scrittore e rabbino americano (per la precisione newyorkese, nato nel Bronx), inizia la sua Storia degli ebrei, l’opera storica di uno dei maggiori narratori contemporanei con dedica in esergo ai Padri. La nascita della civiltà a Ur e la rottura con quella civiltà è stato anche il tema suggestivo di una delle principali mostre del Meeting di Rimini 2015, Abramo. La nascita dell’io curata dall’archeologo di fama internazionale Giorgio Buccellati con il biblista Ignacio Carbajosa. Città e civiltà sono sinonimi sicché è facile osservare che il Disagio nella civiltà, titolo esatto della famosa opera di Freud (Das Unbehagen in der Kultur: quindi nella civiltà e non della civiltà), è cominciato presto. Molto presto. Addirittura sembrerebbe contestuale alla creazione della civiltà stessa: l’opera dell’uomo nella quale egli non sembra mai trovarsi troppo a suo agio. Una meta che esercita sugli individui due spinte opposte: amore e attrazione per i suoi innegabili benefici e timore per gli imponenti sacrifici (pulsionali) che essa impone all’io. Questa (in pillole) la tesi di Freud. In un precedente lavoro (2012) dal titolo È veramente positiva la realtà? Dai popoli della Mesopotamia al popolo della Bibbia, Buccellati e Carbajosa già anticipavano il tema sviluppato dalla nuova mostra, riconducendo la civiltà mesopotamica al suo assioma fondamentale: “la prevedibilità della realtà nella sua totalità”. Nel testo di presentazione i curatori spiegano che a questo modernissimo assioma corrispose storicamente la nascita della prima megalopoli: “una vera rivoluzione urbana con una concentrazione umana e una organizzazione prima sconosciute. Le caratteristiche di questa nuova organizzazione sono che la persona non vale più in forza della sua identità, ma in forza della funzione sociale che assume (…) e che si interrompe il rapporto diretto con la natura. La città viene allora recepita come alienante e in contrapposizione con questa organizzazione sorgono le tribù. L’Israele biblico rifà le sue origini storiche a queste tribù”. La mostra ha (tra gli altri) il merito di riproporre con forza il tema dell’alienazione dell’io nella civiltà, stimolando a pensare le condizioni di una socialità non alienate. Abramo non è una “formica sociale”, ma un soggetto dentro a un rapporto.

Segue qui:

http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2015/8/26/LETTURE-Abramo-anticonformista-per-grazia/633801/

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