Barbetta: “Elvio Fachinelli: il clinico che ridefinì l’osceno”

di Pietro Barbetta, doppiozero.com, 2 settembre 2015

Tempo fa William Buckley rimproverava Allen Ginsberg di comporre opere oscene per via del suo linguaggio; invitato a una trasmissione televisiva gestita dallo stesso Buckley, Ginsberg rispose che oscene non sono le parole, ma le morti durante l’allora guerra del Viet-Nam. La biografia culturale di Elvio Fachinelli (1928-1989) sembra una genealogia Biblica. Il suo analista fu Cesare Musatti (1897-1989), il quale – considerato uno dei Padri della psicoanalisi italiana – si formò con Edoardo Weiss (1889-1970), il primo psicoanalista  italiano. Weiss era, a sua volta, in supervisione dallo stesso Sigmund Freud. Nonostante le sue origini nobili e ortodosse, Fachinelli fu tra gli psicoanalisti che più cambiarono la psicoterapia in Italia.
In primo luogo rifiutò l’idea di “resistenza del paziente” a favore dell’accoglienza della “persona che frequenta l’analisi”, spostando la responsabilità della terapia sull'”esperto”. Negli anni Settanta nacque e si diffuse la strana idea che se c’è fallimento nella relazione tra il professionista e il suo utente, la responsabilità è del professionista, non dell’utente. Per esempio, se un tempo una persona moriva legata a un letto, si attribuiva la morte alla furia della persona. Basaglia per primo ebbe l’idea di invertire l’ordine delle responsabilità nei manicomi. Don Milani invertì l’ordine delle responsabilità nelle scuole. Lo stesso Fachinelli contribuì, con altri autori, a fondare una scuola libera, nell’epoca in cui veniva messo in discussione il ruolo dell’insegnamento. C’erano assonanze tra queste imprese. Quel che si ricorda meno di Fachinelli è il suo modo di ripensare il settting clinico, i limiti discorsivi e le pratiche inscritte in quel setting, la sua parte oscena.
Lo fece prima di quando Foucault pubblicò La volontà di sapere, nel novembre 1976. Foucault aveva indicato la psicoanalisi come luogo dove il desiderio incestuoso si trasforma in discorso, trattamento riservato alle élite borghesi, costantemente occupate a gestire perversioni e sentimenti di colpevolezza. Fachinelli aveva posto la medesima questione in modo ancor più radicale. A una  conferenza nel 1975, parlando del Denaro dello psicoanalista, aveva contrapposto il contratto terapeutico classico – che vede il paziente nevrotico parlare di avversioni sessuali, ossessioni,  manie e fissazioni – a un contesto sociale ampio, dove i soggetti possono raccontare storie di vita, di salari, politica, religione, lavoro, famiglia.

“Nell’analisi – scriveva Fachinelli – qualcuno, l’analista, offre a pagamento una prestazione, un servizio, un’assistenza, chiamatelo come volete, qualcosa che nella sostanza è dell’ordine del lavoro, mentre qualcun altro, l’analizzando, chiede contro denaro qualcosa che è sempre nell’ordine di eros e della sua storia”.

Segue qui:
>http://www.doppiozero.com/rubriche/336/201508/elvio-fachinelli-il-clinico-che-ridefini-losceno

One thought on “Barbetta: “Elvio Fachinelli: il clinico che ridefinì l’osceno”

  1. Marina Bilotta. scrive:

    Appealing ! L’asimmetria dei posti e’indispensabile per il profitto nel lavoro.Ma la fissazione al proprio posto ( il rischio e’soprattutto per l’analista) danneggia anche gravemente il lavoro stesso:credo che un buon analista riesca, ogni volta, ad appassionarsi al suo interlocutore, senza scadere nella pedagogia.Qui Lacan e’fedele a Freud.

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