Modena/Festival filosofia, di padre in figlio senza eredità

di Redazione, online-news.it, 19 settembre 2015

«I padri non riescono più a trasmettere un’eredità (ovviamente non si parla di quella materiale), perché non esiste più la continuità del mondo tradizionale che c’era una volta – spiega Umberto Galimberti – oggi superato da trasformazioni velocissime, dalle nuove tecnologie, dalla comunicazione via internet in cui non c’è momento di riflessione, non c’è connessione vera con cose e persone, a parte quella elettronica». Il rapporto padri, madri, figli e la realtà della famiglia è infatti uno dei temi di questo Festival Filosofia intitolato all’Ereditare. «Una volta, negli anni ’60/’70 c’era l’opposizione con i padri, c’erano due linguaggi che si confrontavano senza capirsi: »oggi ce ne sono centomila e viene a mancare quindi anche quell’contrapposizione che comunque aveva una sua realtà, e resta solo il disorientamento«, dice invece Massimo Cacciari, per il quale l’assenza di comunicazione e trasmissione tra generazioni, »deriva dalla mancanza di una relazione dialogica forte, consapevole, che porti a lavorare e trasformare la relazione stessa, tanto che diventa difficile definire il proprio futuro«. Per Galimberti è così che si arriva a un certo nichilismo: che è mancanza di motivazioni, che ci sono se c’è una visione del futuro che oggi appunto manca». Jean-Luc Nancy si chiede allora: «Da dove veniamo noi, che non sappiamo più dove andiamo, né se andiamo da qualche parte?» e sottolinea come l’ereditare una genealogia, una tradizione, una cultura avvenga oggi senza alcuna coscienza: «siamo eredi nella forma di un’eredità elementare e in forza di una semplice successione temporale. Ciò che è venuto a mancarci è la trasmissione stessa come atto cosciente, il suo senso, la sua effettività», quindi è un qualcosa che sappiamo elaborare.«le nuove generazioni – conclude il filosofo francese – non vengono più alla luce per rinnovarsi, né per innovare, ma solo per presentarsi a una sorta di inanità dubitativa. Non si dà più né iniziazione a una maturità compiuta, né nascita a un mondo nuovo». Per Galimberti la società, la scuola soprattutto, e i genitori non sono preparati a affrontare l’adolescenza dei figli, «un’età incerta caratterizzata dalla comparsa della sessualità, che sconvolge la loro visione del mondo, li trasforma a loro insaputa (i lobi frontali si sviluppano solo a 20 anni quindi non hanno ancora giudizio e prudenza) mentre, per loro, tutto assume una dimensione erotica», e attorno non c’è nessuno preparato a affrontare questo sconvolgimento.

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