Thanopulos: “La solitudine della donna”

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto.info, 26 settembre 2015

In Dani­marca un bam­bino su dieci nasce da donne sin­gle per inse­mi­na­zione arti­fi­ciale. Il più delle volte que­ste donne — dell’età media di 36 anni — non sono omo­ses­suali. Ricor­rono all’inseminazione dopo espe­rienze delu­denti con uomini che non se la sen­tono di avere figli. I figli pos­sono cre­scere senza padre, è la tesi con cui difen­dono la loro scelta, facen­dosi forza dei tanti esempi di donne che per cause diverse (vedo­vanza, divor­zio o gra­vi­danza non pro­gram­mata) sono state costrette a cre­scere i loro bam­bini da sole. La tesi e cor­retta, a con­di­zione che la madre di un figlio senza padre per scelta si man­tenga viva come donna e metta il suo bam­bino in rap­porto con un oggetto reale o poten­ziale del suo desi­de­rio. Non è facile saperlo (col rischio di cadere nella com­pia­cenza o nel pre­giu­di­zio nei suoi con­fronti): la riven­di­ca­zione di un genuino inte­resse ero­tico per l’uomo, che è stato fru­strato, tut­ta­via, da rispo­ste delu­denti, sep­pure fatta in buona fede, potrebbe igno­rare una resi­stenza incon­scia al coin­vol­gi­mento profondo.

L’esperienza cli­nica dimo­stra che la mater­nità priva di desi­de­rio ero­tico verso un part­ner adulto, pre­clude anche un coin­vol­gi­mento reale nei con­fronti del figlio ed è la causa prin­ci­pale del males­sere psi­chico indi­vi­duale. La madre sosti­tui­sce l’apertura ero­tica alla vita con l’annessione del suo bam­bino al suo spa­zio psi­chico. Colma in que­sto modo, annul­lan­dolo, lo spa­zio fem­mi­nile d’attesa den­tro di sé, che vive come pre­ca­rio, a rischio di crollo, e si chiude nell’illusione di un’autarchia tanto più osti­nata quanto più dispe­rata. Il figlio o la figlia restano impi­gliati in un dilemma impos­si­bile: se com­piac­ciono la madre, sono annien­tati nella loro sog­get­ti­vità e se la con­trad­di­cono, la met­tono in crisi irre­ver­si­bil­mente. Quando si sen­tono vivi temono che la madre morirà e devono ini­bire la vita che è in loro. Oscil­lano tra la paura di una per­dita cata­stro­fica dell’altro e la sof­fe­renza per la pro­pria rinun­cia a vivere veramente.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/5845

http://ilmanifesto.info/la-solitudine-della-donna/

2 thoughts on “Thanopulos: “La solitudine della donna”

  1. Marina Bilotta. scrive:

    Anni fa si diceva, di un uomo e di una donna : “Mettono su’casa”. Sarebbero entrati amici, e figli eventualmente. “Mettere su’ casa” resta una buona idea. Anche i figli preferiscono una casa cosi’.

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