Contributi – Il respiro liberatorio della poesia. Intervista a Walter Siti

di Mariagloria Fontana, Micromega, 16 ottobre 2015

“Cara vita che mi sei andata perduta, con te avrei fatto faville se solo tu non fosti andata perduta”. Sono gli ultimi versi di una poesia di Amelia Rosselli contenuta ne “La voce verticale. 52 Liriche per un anno” (Rizzoli), un’antologia di 57 poesie (in ultima stesura, l’autore ammette di averne inserite altre cinque) scelte e commentate da Walter Siti, Premio Strega 2013, scrittore, accademico, saggista, critico. La raccolta contiene le poesie che Siti ha selezionato ogni domenica per i lettori di “Repubblica”’. Nella conversazione che segue, svoltasi telefonicamente, Siti racconta aMicroMega la sua concezione estetica di poesia e bellezza.

Che cos’è la voce verticale?
Verticale è un vettore verso l’alto o verso il basso: soprattutto nella poesia lirica (succede anche nella narrativa, ma qui è più caratterizzante) vale l’impressione che il poeta “sia parlato” molto più di quanto non decida lui di parlare. Cioè che si senta il trascrittore appunto di una voce che può provenire dall’alto, da Dio, per chi ci crede, o dall’Assoluto naturale, oppure emergere dall’inconscio, per chi nel Novecento si è avvicinato alle teorie freudiane, comunque qualcosa di cui lui non è perfettamente padrone. Per cui la poesia arriva a dire cose che magari il poeta non sapeva di poter dire. In questo momento storico, in cui la letteratura tende a correre dietro al giornalismo, a essere molto controllata e molto impegnata politicamente, quindi molto legata alla volontà, forse è bene non dimenticarsi che la letteratura spesso gioca i propri effetti sull’ambiguità, sulle contraddizioni, sul dire quello che uno non vorrebbe dire o sul dire cose tra loro contraddittorie.

Quali sono stati i parametri con cui ha selezionato le poesie?
“La voce verticale’’ non ha dei criteri precisi, da antologia tradizionale che esemplifichi un panorama o una tendenza. Ho scelto capricciosamente, affidandomi al gusto personale, alla varietà cronologica e geografica, qualche volta al caso che non è mai del tutto cieco. Volevo mettere a disposizione del lettore, in un momento in cui la poesia è in una strettoia e si leggono solo pochi autori classici, o in cui una novità interessante come il rap conta su ritmi e rime semplificate al massimo, volevo mettere a disposizione, dicevo, un ventaglio di risultati che allargassero i polmoni.

La poesia si occupa solo di temi ‘alti’?
Una delle false idee che si hanno sulla poesia è che questa ci trasporti verso una dimensione di purezza e di sentimentalità, che ci faccia sentire migliori. Così si fa un uso gastronomico della poesia. Invece, nelle 57 liriche che ho presentato si parla di incesto, pedofilia, violenza, rivoluzione, impotenza, anticlericalismo, dissezione di cadaveri. E’ uno scandaglio che può rivelare anche cose terribili di noi e della società in cui viviamo; non è un caso che i poeti, più spesso che i narratori, si suicidino o diventino pazzi. A forza di stare attenti a una voce che viene da altrove si finisce, letteralmente, per “sentire le voci”. Diceva Victor Hugo, paragonando la poesia al lavoro di miniera, “il arrive des accidents, là-bas”.

Segue qui:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-respiro-liberatorio-della-poesia-intervista-a-walter-siti/

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