Contributi – Setsuko Klossowska de Rola: “Balthus ha accarezzato la mia vita e l’ha dipinta su una tela invisibile”

L’artista di nobile famiglia giapponese che sposò Balthus a 21 anni: “Bono Vox cantò ai suoi funerali. Quel giorno ricevetti il battesimo. Mi fece da padrino e mi è stato molto vicino”

di Antonio Gnoli, repubblica.it, 19 ottobre 2015

er 16 anni Balthus ha vissuto a Roma. Svolgendo il ruolo di direttore dell’Accademia di Francia in un luogo unico: Villa Medici. Ha amato e conosciuto questa città. Con leggerezza e sapienza. Giuliano Briganti, che di Balthus era amico, andò un giorno a trovarlo e raccontò di un signore elegante e bello  –  con una storia culturalmente straordinaria alle spalle vissuta tra Rilke e Artaud  –  senza idolatrie per il passato. Balthus (il cui nome era in origine Balthazar) sposò in seconde nozze una giovanissima giapponese che aveva conosciuto a Kyoto. Fu come se due forme di bellezza, di grazia e di cultura si incontrassero per caso e armonizzassero di necessità. Setsuko Ideta è stata la compagna della seconda metà della vita di Balthus. Era uno spettacolo  –  ricorda chi li ha conosciuti  –  vedere i loro kimoni intonarsi perfettamente con i colori di Roma. Città così bella e distratta da sembrare un sogno felliniano. Più niente oggi somiglia a quello scampolo di vita intensa e trasandata. Non è tanto la volgarità e la suprema sciatteria a rendere questo paesaggio di storie culturali tramontato, ma il fatto che manca la sostanza umana. E forse fu questa la ragione che spinse Balthus e Setsuko a lasciare Roma per andare a vivere in un grande chalet a Rossinière. È qui che la vedova prolunga le giornate di allora con quelle di oggi e lavora ai progetti della Fondazione, al suo ruolo di ambasciatrice dell’Unesco e alla preparazione della grande mostra che le Scuderie del Quirinale ospiterà delle opere di Balthus a partire dal 24 ottobre (a cura di Cécile Debray, catalogo Electa).

Con Balthus vi siete conosciuti nel 1962 e sposati nel 1964. Tra voi c’erano 35 anni di differenza. Le ha mai pesato?
“Non è mai stato un ostacolo. Imbevuta di letteratura francese, russa e inglese sognavo da giovane una storia d’amore drammatica come le eroine di quei romanzi. Anch’io avrei voluto incontrare un uomo a cui dedicarmi completamente”.

Balthus come viveva questa distanza di età?
“Non era indifferente. Durante il nostro primo incontro a Kyoto mentì sulla sua vera età, togliendosi qualche anno”.

Le parlò mai della famiglia e del fratello Pierre Klossowski?
“Lo faceva spesso. Aveva una grande stima di Pierre e del suo lavoro di scrittore. Gli piacevano molto anche i ritratti che Pierre aveva fatto di George Bataille e di André Gide. Due figure anch’esse familiari che amava ricordare”.

Un’altra figura fondamentale è stata quella di Baladine, la madre. Come la ricordava Balthus?
“Una donna straordinaria capace di vivere con intensità il meglio che la cultura dei primi decenni del Novecento seppe esprimere. A unirli, poi, c’era il medesimo temperamento artistico”.

Una passione esclusiva?
“Come per Baladine, l’unica cosa importante per Balthus era la pittura e come dipingere quello che vedeva. Tutto il resto passava in secondo piano”.

Tra Baladine e Rainer Maria Rilke ci fu un’importante storia d’amore. Il poeta rivestì mai il ruolo di padre per Balthus?
“Rilke fu una presenza importante nella vita di Balthus. L’affetto tra loro era molto forte. Nonostante questo non ha mai avuto un ruolo paterno. Se c’è una cosa che fece soffrire Balthus fu la separazione dei genitori”.

Il padre di Balthus, Erich Klossowski, aveva origini tedesche.
“Tedesche certo, ma anche polacche. La famiglia del padre proveniva dalla casata dei Rola”.

Per questo il suo nome per esteso è Setsuko Klossowska de Rola?
“Sì”.

Erich Klossowski fu anche storico dell’arte e pittore. Quando si separò da Baladine?
“In maniera definitiva mi pare nel 1917”.

Gli anni parigini, prima della Grande Guerra, furono segnati dalla presenza di numerosi artisti.
“Erano in molti a frequentare la casa dei genitori. Tra questi Henri Matisse e Pierre Bonnard. Una volta, guardando un quadro appeso al muro, Bonnard disse a Baladine: “Non mi ricordo più quando ho dipinto questo quadro”, e Baladine rispose: “Ti confondi Pierre, sono io che l’ho dipinto””.

In che misura la pittura di suo marito deriva anche dalla grande esperienza artistica italiana?
“È stata una presenza fondamentale. A 17 anni Balthus fece un lungo viaggio in bicicletta attraverso la Toscana, copiando le opere di Masaccio e Piero della Francesca. Osservando l’evoluzione del lavoro di Balthus si vede chiaramente che dal punto di vista della materia pittorica i suoi quadri si avvicinano agli affreschi del primo Rinascimento”.

Cosa pensava dell’arte contemporanea?
“Ha frequentato molto i pittori suoi contemporanei: Derain, Miró, Picasso, Bacon, Guttuso. Nel 1963 il primo artista che Balthus mi portò a conoscere, in Svizzera, fu Giacometti”.

Che impressione ne ricavò?
“Molto intensa. Lo conobbi nella casa in cui era nato, insieme con la madre che mi apparve una figura emblematica della sua scultura. Durante quei giorni trascorsi insieme restai colpita dalla forza e la profondità con cui Balthus e Giacometti parlavano del loro lavoro. Un ritratto fotografico di Giacometti è appeso al muro dell’atelier di Rossinière, dietro la poltrona su cui Balthus lavorava”.

Volevo capire meglio il giudizio di suo marito sull’arte contemporanea.
“C’è poco da capire. La sentenza era lapidaria. Negli ultimi tempi era solito dire che non esisteva più la pittura e che lui era stato davvero l’ultimo pittore”.

Di Picasso cosa pensava?
“Ne pensava bene. Era felice che Picasso avesse acquistato un suo quadro. Scambiarono una lunga conversazione sulla pittura. Ma non credo avesse la medesima intensità di quella vissuta con Giacometti”.

Ho scoperto che tra i collezionisti dei quadri di Balthus c’era Jacques Lacan. Lo ha conosciuto?
“Certo, quando veniva a Roma ci si frequentava. Balthus lo ha anche ospitato qualche volta a Villa Medici. E, per contraccambiare, Lacan lo invitò a un convegno di psicologi da lui presieduto. Dopo aver ascoltato alcune relazioni, Balthus chiese: “Ma a voi interessa il problema della guarigione?””

Segue qui:

http://www.repubblica.it/cultura/2015/10/19/news/setsuko_klossowska_de_rola_balthus_ha_accarezzato_la_mia_vita_e_l_ha_dipinta_su_una_tela_invisibile_-125419325/

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