Ammaniti: “Come riconoscere le cicatrici dell’anima”

di Massimo Ammaniti, repubblica.it, 21 ottobre 2015

Tra ricerche e autobiografie, si riaccende l’interesse degli studiosi per i traumi e le loro conseguenze. Se in passato il quadro di Gericault La zattera della Medusa immortalava le sofferenze dei sopravvissuti al naufragio della loro nave, oggi le immagini televisive dei migranti che camminano lungo le rotaie delle ferrovie ci rimandano gli stessi patimenti, subiti nel paese da dove sono fuggiti e poi nell’esodo drammatico che ha visto molti di loro morire nelle acque del Mediterraneo oppure nei camion che li trasportavano. Che conseguenze provocano queste sofferenze che vengono inevitabilmente registrate nella mente e nel corpo delle vittime? A questa domanda cerca di rispondere Bessel Van der Kolk, professore di Psichiatria presso la Boston University e autore del libro Il corpo accusa il colpo (Raffaello Cortina). Come racconta lo stesso Van der Kolk il suo interesse per le vittime dei traumi fu suscitato, durante la sua specializzazione in Psichiatria, dall’incontro con un uomo massiccio in preda a un grave stato di agitazione. Nel corso del colloquio quest’uomo raccontò di essere stato in guerra in Vietnam come marine ed ogni volta che riemergevano i ricordi di quel periodo non riusciva più a controllarsi e aveva paura di fare del male alla sua famiglia. Per questo doveva scappare stordendosi con l’alcol oppure guidando in modo sfrenato la sua motocicletta.

Segue qui:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/10/21/come-riconoscere-le-cicatrici-dellanima52.html?ref=search

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