Silva: “Che crudeltà”

La blasfema poetica dello Stato islamico e l’esibizione così antica che ne fanno i tagliagole

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 4 novembre 2015

Raffaele La Capria mi chiede di psicanalizzare il fenomeno della crudeltà, e non posso ritrarmi davanti alla richiesta dell’uomo più mite del mondo. In particolare lo colpisce l’esibizione che alcuni fanno della propria crudeltà, vedi l’Isis, e il nascondimento che altri cercano di operare, ad esempio i nazisti che occultarono e negarono le camere a gas. Costoro avevano ancora qualcosa da perdere; quelli dell’Isis invece, pronti a farsi kamikaze, essi stessi oggetti della propria crudeltà, non hanno nulla da perdere all’infuori della vita, che evidentemente non stimano molto, anzi niente. Sgozzare ragazzi in tivù o farli esplodere davanti a tutto il mondo regala loro un piacere superiore che si fa beffe di ogni minaccia e punizione. Tanto più che il piacere di uccidere si potenzia col mostrarlo agli amici e parenti delle vittime, procurando a esse un atroce dolore di cui ulteriormente compiacersi. Nell’antichità questo modo di godere era frequente, pensiamo ai romani che cavalcavano fieri le strade tappezzate di schiavi crocefissi, ma in questo caso era un godimento triste, tanti uomini efficienti tolti a Roma, alcuni rimpianti, senonché l’Impero doveva punire in modo esemplare. Diverso il caso delle donne stuprate dai barbari – ma anche dai cristiani – nei saccheggi, davanti ai loro cari che poi saranno sgozzati e così via. Gli umani hanno sempre tratto grande piacere non tanto nell’uccidere quanto dal torturare e scannare davanti agli impotenti genitori e figli. E’ il colmo della crudeltà, quella che annega ogni speranza e precipita in un lago di orrore. I genitori non possono soccorrere i figli, assistono al loro sfacelo, non possono neppure dare la vita per essi poiché non ne hanno più il possesso, a loro volta sono condannati, se presenti, allo stesso destino dei figli, se assenti a una lenta disperata agonia nella casa che li vide famiglia. I figli li invocano e improvvisamente ne scoprono l’impotenza, perfino la lingua che potrebbe dare l’estremo saluto è premurosamente tagliata dagli aguzzini. Prontissimi in questi giorni a rivendicare l’aerea morte di tanti bambini nei cieli egiziani, che non ci si accontenti di un incidente, che si sappia di come li si è coscientemente mandati in pezzi, e ci si ricordi le lugubri facce degli assassini e i loro ghigni soddisfatti.

Segue qui:

http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2015/11/04/che-crudelt___1-vr-134555-rubriche_c295.htm

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