Ai figli non si comanda

Non resta che negoziare con loro su tutto, dice una scuola di pensiero. Purché non sia ormai troppo tardi, obietta l’altra. Perché padri, madri e adolescenti oggi hanno un problema in comune: non vogliono crescere

di Elisabetta Muritti, d.repubblica.it, 9 novembre 2015

Oggi tutti vorremmo essere genitori perfetti. Perché siamo genitori in crisi e in tempi di crisi. Peccato. L’ambizione velleitaria ci sta facendo buttare via tempo e amore, senza portarci da nessuna parte. Tutt’al più ne caveremo fuori figli allenati a perseguire a loro volta la perfezione. Figli freddi. Ma non è detto, potremmo anche procurare qualche disastro. “L’errore principale? Presto detto. Fare figli, volerli, desiderarli, e poi smontarsi, non dedicarsi a loro. Freud diceva che un bambino sviluppa le sue mappe cognitive ed emotive entro i primi 6 anni. Le neuroscienze rivelano che tale processo è ben più veloce, si conclude nei primi 3. Queste mappe sono il modo di percepire il mondo. A delinearle oggi provvedono più i cartoon che i genitori. E i risultati si vedono: manca la costruzione dell’identità”, taglia corto Umberto Galimberti, filosofo. Che racconta: “Una volta per strada ho sentito un piccolino che diceva a sua madre: “Dio non esiste perché non ha la mamma”. E lei a ridere, deliziata e incurante. Non doveva ridere, doveva spiegare! Il figlio, coi suoi perché, era alla ricerca del principio di causalità. Un’occasione persa, un misconoscimento invece che un riconoscimento. E i risultati si vedono poi, a giochi già fatti”. La perfezione, si sa, non è di questa terra. “Ci dovrebbe bastare essere genitori “sufficientemente buoni”, come raccomandava Donald Winnicott, grande pediatra e psicalista inglese”, esorta Giuseppe Maiolo, lo psicanalista di formazione junghiana che, con Giuliana Franchini, psicologa e psicoterapeuta infantile, ha appena pubblicato il manuale L’arte di negoziare con i figli. Dal genitore “bancomat” al genitore competente (Erickson). Bello: Winnicott ci piace, amava i Beatles e le madri pasticcione. Ma il sollievo dura poco, l’ansia riprende quota: e com’è in concreto, un genitore sufficientemente buono? “Un genitore normale. Commette degli errori, li mette in conto. Ma una cosa lo rende speciale: è il risultato di una trasformazione. Ha elaborato l’esser stato figlio a sua volta, tant’è che ha imparato a scusarsi quando sbaglia. Soprattutto applica, con testardaggine e lentezza implacabili, un metodo. Che talvolta va spiegato”, risponde Maiolo. Sì, va spiegato. In balìa di disastri opposti e complementari, da un lato prodotti dall’educazione repressiva patita dai loro padri (francamente non più proponibile) e dall’altro da quella permissiva di cui sono il frutto (peccato che oggi manchino lo slancio ottimistico e l’utopia politica), i genitori contemporanei parrebbero non avere in mano più niente. “Eppure hanno la negoziazione. Però devono imparare a praticarla. Serve a loro, per arginare esuberanze pericolose, e ai figli, per meritarsi i traguardi. E non lascia sul campo né vincitori né vinti”, esorta Maiolo. Negoziazione sia, allora. Lo scontro generazionale e la ribellione giovanile sono ormai reperti archeologici, (riesumati tutt’al più dalla moda e dal marketing). Nessuno scappa più da casa (e perché dovrebbe?), la vera conquista, semmai, è tornarci ogni notte più tardi. Meglio cercare un precario equilibrio tra quel che può accadere al figlio quando all’alba non è ancora rientrato e la necessità di spingerlo ad allontanarsi ogni giorno un po’ di più, perché un ventenne che dalla sua cameretta sbircia online il mondo senza mai affrontarlo, diciamolo, non è un bello spettacolo. “Posso fare tardi? Fino a che ora?, Perché no? Cosa mi succede se faccio tardi?, Sì, eccolo, il nuovo Eldorado della libertà. La frontiera che mette alla prova la resistenza dell’adulto. E qui patteggiare aiuta. Tanto più che gli accordi si possono periodicamente rivedere”, conferma Giuseppe Maiolo.

Segue qui:

http://d.repubblica.it/lifestyle/2015/11/09/news/genitori_figli_rapporti_famiglia_adolescenti-2837118/

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