Contributi – L’uomo che classificava i sogni

I sogni: messaggi dal subconscio o atavico meccanismo di difesa? La storia del professore americano che ne raccolse cinquantamila per cercare una risposta

di Giovanni Zagni, linkiesta.it, 21 novembre 2015

Come ben sanno gli esperti di marketing sul web, poche cose attirano la nostra attenzione di navigatori online come le liste (sembra, tra l’altro, che quelle che l’attirano di più abbiano dieci elementi). Abbiamo Una lista dei motivi per cui il nostro cervello ama le liste, i 57 modi diversi di firmare una mail in inglese, la prossima ventura invasione delle classifiche di fine anno, l’intero sito di Buzzfeed – così variegato da permettere una serie di liste per ogni secondo del giorno – e il sardonico Dieci paragrafi sulle liste di cui hai bisogno proprio adesso nella tua vita di una firma del New Yorker. Tra le molte ossessioni della nostra epoca, si può concludere senza timore di smentita, c’è quella per gli elenchi e le classificazioni. Dopotutto, l’ultimo articolo della lista del paragrafo precedente riporta l’opinione di Don DeLillo, secondo cui «le liste sono una forma dell’isteria culturale». È facile concludere che il nostro amore per le liste discenda almeno in parte dall’impressionante mole di notizie, dati e amenità a cui ci sottopone quotidianamente la società dell’informazione. Meno scontato è capire come questa necessità di fare ordine nel caos abbia modificato il modo in cui concepiamo il mondo che ci circonda.

La possibilità di avere accesso a una quantità di dati senza precedenti nella storia è una delle facce del trionfo della scienza e della tecnologia nella nostra società. Anche i campi dell’esperienza umana che, per secoli, erano sfuggiti all’investigazione razionale cominciano a venire portati sotto la lente dell’analisi scientifica – e della classificazione. Uno degli esempi più affascinanti è il sonno. La parte della nostra vita in cui la coscienza è spenta, o per lo meno sopita, è stata fatta oggetto a partire dagli anni Cinquanta di una lunga serie di studi, che hanno approcciato scientificamente quello che succede nel nostro cervello mentre dormiamo, i molti problemi che lo possono inquietare e, soprattutto, le moltissime cose che ancora non abbiamo scoperto su questa misteriosa fase della nostra esperienza umana. Parecchi di questi dubbi, e qualcuna delle nuove certezze, sono state riassunte poco tempo fa dal giornalista statunitense David K. Randall nel suo bel libro Dreamland: Adventures in the Strange Science of Sleep (W.W. Norton, 2012). Tra le molte storie che racconta Randall ce n’è soprattutto una che ci interessa qui, e che riguarda un approccio originale al grande mistero dei sogni. Fin dagli albori dell’umanità, gli episodi onirici sono sempre stati considerati come carichi di significato: messaggi dalle divinità, previsioni inattese del futuro, presagi delle fortune o delle disgrazie a venire. L’assunto fondamentale è stato, per secoli, che i sogni fossero al tempo stesso profetici e simbolici: che cioè nei sogni comparissero oggetti, animali o persone che potevano essere collegate a un significato preciso e universale, valido per tutti. L’idea è alla base di una quantità infinita di libri che hanno fornito le “chiavi” per decifrare quei simboli, dall’Onirocritica di Artemidoro di Daldi (II secolo a.C.) fino ai “dizionari dei sogni” che si possono trovare ancora oggi in qualsiasi libreria.

Poi, nel 1899 a Vienna, Sigmund Freud pubblicò L’interpretazione dei sogni, che modificò profondamente il modo in cui consideriamo – tuttora – i nostri episodi onirici. I sogni, sosteneva Freud, sono una sorta di messaggio del nostro inconscio, che lavora per risolvere i conflitti e i desideri non soddisfatti nella vita ad occhi aperti. Questa nuova interpretazione dei sogni all’interno della teoria psicanalitica ha reso un riflesso condizionato la ricerca di un “significato” per tutte le immagini che ricordiamo al risveglio e, al tempo stesso, ha eliminato il suo aspetto profetico, l’antica idea che i sogni fossero finestre aperte sul futuro.

Segue qui:

http://www.linkiesta.it/it/article/2015/11/21/luomo-che-classificava-i-sogni/28202/

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