Adonis e Abdelouahed: “Islam e barbarie”

Un estratto di Violenza e islam, il libro-conversazione tra il poeta siriano Adonis e la psicoanalista Houria Abdelouahed, che esce oggi per Guanda

di Redazione, Donis e Houria Abdelouahed, rivistastudio.com, 3 dicembre 2015

Esce oggi da Guanda Violenza e islam, un libro conversazione tra il grande poeta siriano Adonis e Houria Abdelouahed, psicanalista e traduttrice, studiosa della cultura dei Paesi arabi. I due affrontano la spinosa questione dell’Islam sia da un punto di vista storico che considerando gli ultimi sviluppi legati al terrorismo e all’Isis. Il tema forte che attraversa tutto il dialogo è che l’islam abbia la violenza come suo fondamento costitutivo, il che porta in qualche modo a negare la possibilità, sempre più spesso invocata, di un’affermazione del cosiddetto islam moderato. Negli estratti che abbiamo scelto si affronta l’analisi del testo coranico, si riflette sulla storia di conquista legata all’affermazione della religione, e si tenta la strada di una interpretazione psicoanalitica dei suoi valori fondamentali

Adonis: In primo luogo, la violenza è un fenomeno comune ai tre monoteismi. Tuttavia, nella Bibbia la violenza è legata alla storia di un popolo che conobbe la schiavitù e l’esilio. Nel cristianesimo la violenza va di pari passo con la fondazione della Chiesa. Invece, nell’islam c’è soprattutto la violenza del conquistatore.

Houria Abdelouahed: Quando leggiamo le opere di storia, come le Cronache di Tabari, ci rendiamo conto che la religione musulmana si impose con la forza e con la violenza.

A: Tutta la storia ce lo testimonia. L’islam si impose con la forza, dando luogo così a una storia di conquiste. Le persone dovevano convertirsi, oppure pagare un tributo. Perciò nell’islam la violenza nasce già con la sua fondazione.

[…]

A: Questa violenza non annulla soltanto l’intelligenza, ma la dimensione umana dell’uomo musulmano, il quale è obbligato a credere senza poter sollevare alcuna domanda sul profeta, sia essa di argomento religioso, intellettuale o sociale. È in questo modo che la violenza diventa sacra. Anche la Storia è creata da Dio e dal profeta, non è scritta dai musulmani, e di conseguenza diventa divina. E all’interno di questa storia, il bene è ciò che è ammesso dall’islam, il male ciò che è rifiutato, senza alcun riguardo per ciò che è consentito o proibito presso altri popoli. Il che equivale a dire che si tratta di una violenza nei loro confronti.

H: Questo spiega, forse, l’assenza dell’«altro come struttura» (per usare l’espressione di Gilles Deleuze) nella visione del monarca che trae la propria autorità dalla visione religiosa.

A: L’altro va annullato proprio in quanto altro. Di qui la violenza che pervade il jihad. L’uccisione dell’altro è un jihad. E, come tale, diventa sacra. Apre all’assassino le porte del paradiso, luogo di pace e di piacere. Eros e Thanatos si fondono nel jihad.

H: A meno che non si dica: Thanatos, o la pulsione di morte, si allea con Eros solo per sottrarlo alla libido. Il godimento è una figura che appartiene al campo del mortifero.

Segue qui:

http://www.rivistastudio.com/standard/islam-e-barbarie/

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