“Fiabe per pensare”

di Redazione, chedonna.it, 4 dicembre 2015

BiancaneveIl gatto con gli stivaliI tre porcellini, PollicinoIl brutto anatroccoloHänsel e GretelRiccioli d’OroBarbablùPic BadalucGiovannin senza pauraKirikù e la strega Karabà: è possibile partire da questi racconti fantastici per indagare le riflessioni, le domande e i desideri dei bambini? Sorprendente e raffinato, questo libro di Luigi Campagner, psicoanalista e scrittore, ha i piedi ben piantati nella quotidianità dei rapporti che si generano tra le mura domestiche, non meno che nei servizi per l’infanzia.   Il libro si pone al servizio della relazione come uno strumento utile ed efficace che, oltre a stimolare modalità interpersonali improntate alla cura e alla valorizzazione della competenza del pensiero del bambino, sa ascoltare, comprendere e guidare le ansie, gli interrogativi e le esperienze di genitori e operatori.

Per esempio fiabe come Pollicino o Hänsel e Gretel sono fiabe cariche di emozioni per l’adulto che le voglia ancora utilizzare, perché mettono a tema esplicitamente l’abbandono. Eppure ci può essere una certa diversità tra le sensazioni provate dal narratore, nella propria infanzia, all’ascolto di queste fiabe e quelle provate, successivamente, quando vi tornerà non più come fruitore, ma come narratore. Al ricordo di un piacere legato al racconto della fiaba di Pollicino potrà infatti sostituirsi una spiacevole e inaccettabile sensazione di crudeltà: il bambino provava simpatia per Pollicino, trovava conforto e incoraggiamento dalla capacità di iniziativa e dall’arguzia del piccolo protagonista, l’adulto invece, che ora si trova in imbarazzo per il medesimo racconto, non si pone più dalla parte del figlio (Pollicino), ma da quella dei genitori che lo abbandonano. I particolari che catturano l’attenzione di un bambino sono diversi da quelli che colpiscono l’adulto e per questo occorre essere molto accorti nel non invadere il terreno di elaborazione del bambino con contenuti propri della vicenda adulta.

La struttura del pensiero di un bambino piccolo, che ancora non ha appreso a organizzare il proprio pensiero in modo sistematico, è molto più fluida e molto più associativa rispetto a quella di un adulto di media cultura. Nel bambino il modo del pensiero diurno e il modo del pensiero nel sonno sono molto più ravvicinati e affini che non nell’adulto. Ciò vale anche per gli elementi simbolici che sono per il bambino molto più presenti e vividi di quanto lo siano per l’adulto. Ad esempio il valore simbolico che hanno gli animali per un bambino è quasi irreperibile nell’esperienza di un adulto civilizzato.

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