Contributi – La “vita nuova” come fonte della felicità

di Paolo Cervari, huffingtonpost.it, 17 dicembre 2015

Capita spesso, durante una consulenza filosofica (devo dire che questo nome mi sta sempre più stretto e un giorno di questi ne troverò un altro), che si arrivi a un certo punto in cui tutto sembra risplendere di luce nuova. È come se si fossero aperte delle nuove porte e delle nuove finestre, come se il mondo fosse a un tratto più lucido e splendente. È come se tutto fosse esattamente come prima, ma del tutto diverso. In effetti è proprio lì che bisogna giungere, anche se non sempre vi si riesce. Come dicevano molti filosofi antichi, si tratta di trasfigurare il soggetto. E non si tratta di qualcosa di magico, mistico o esoterico: in termini tecnici si tratta di una ridescrizionedi sé e dei propri rapporti col mondo.

Nella sua fondamentale opera giovanile la Vita Nova, Dante “rubrica” – utilizza questa espressione – quanto poi scriverà in quell’opera sotto l’espressione incipit vita nova. Ma che cos’è questa nuova vita? Una vita rinnovata, una vita che sembra rifiorire a partire da una nuova svolta, da una nuova acquisizione, da un nuovo incontro: per Dante quello con Beatrice. Cosa intendo dire con questo rimando a Dante? Che nella consulenza filosofica come in molte, se non tutte, le pratiche trasformative di sé, qualora siano efficaci, si tratta, e si tratta sempre, di un inizio o di una partenza, di un esordio o di un cominciamento, ma anche di una nuova creazione e, più generalmente, di una ricreazione. E anche di un rammemorare, di un riprendere in mano quanto già occorso e accaduto nella vita “precedente”. Infine, come già accennato, si tratta anche sempre di un incontro: con una persona o con un’idea, con un sentimento o con un evento. Con queste considerazioni intendo manifestare il mio accordo e il mio disaccordo con quanto dice un grande filosofo contemporaneo, un filosofo molto “pop”, Slavoj Žižek , che nel suo bellissimo e consigliabile Leggere Lacan, sostiene che secondo la nostra tradizione ebraica e cristiana la verità – perché di questo in fondo si tratta – trova la sua fondazione, la sua emergenza, in un incontro e forse, aggiungo io, in una specie di “scontro” con… Qualcosa che viene da fuori: si pensi per esempio alla folgorazione di San Paolo sulla via di Damasco o all’offerta fatta a Giuda per tradire Gesù. Insomma, secondo questa teoria, la verità su di noi, la verità che ci abbaglia e destina, la verità che ci rende quel che noi stessi siamo, ci viene da un incontro con l’Altro – e con il suo desiderio (il desiderio dell’Altro): incontro che, come tutti gli incontri, può benissimo anche non avvenire, il che ci consegna, purtroppo o per fortuna, all’assoluta contingenza.

Segue qui:

http://www.huffingtonpost.it/paolo-cervari/la-vita-nuova-come-fonte-della-felicita_b_8819936.html

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