Contributi – Un androide sul lettino di Freud

di Andrea Vaccaro, avvenire.it, 19 dicembre 2015

Ci sono molti rispecchiamenti del Superuomo di Nietzsche nell’attuale cultura (o culto) del cyborg che si protende, in varie forme e con diversi nomi, come corda tesa verso una condizione di sovrapotenza e di ultradotazione. Chi si fosse fermato a Kevin Warwick, primo storico cyborg in virtù del suochip impiantato nell’avambraccio nel 1998, si è perso un variegato campionario di body hacking, l’arte di trattare il corpo come un sistema informatico, divertendosi a violarlo, manipolarlo, “anagrammarlo”. I nuovi eroi del cyborgismo sono assai più audaci e le loro protesi molto meno riservate. Tale è l’Eye-borg di Neil Harbisson, una sorta di antenna pieghevole osseointegrata nella nuca che accarezza la calotta cranica e termina all’altezza della fronte. Tramite essa, il trentenne artista anglospagnolo è in grado di “tradurre” i colori in vibrazioni, quindi “udire” le peculiarità dello spettro cromatico (bianco è il silenzio), aggiungendovi – unico tra i mortali – anche il suono degli ultravioletti e degli infrarossi.

Dopo essere riuscito a dichiarare l’Eye- borg tra i suoi “segni particolari” nel passaporto (anche se la foto sarebbe stata sufficiente), egli può fregiarsi del titolo di primo cyborg ufficialmente riconosciuto dal Governo del Regno Unito. Anche il docente di Ingegneria informatica Steven Mann ha un dispositivo incastonato nel cranio, ma la sua videocamera assomiglia molto ad un normale paio di occhiali, anche se non è proprio uguale.

Segue qui:

http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/ANDROIDE-.aspx

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