Montanari: “Il corpo del reato”

di Maurizio Montanari, lettera43.it, 5 gennaio 2016

Se noi vivessimo in un paese normale, Ilaria Cucchi avrebbe commesso un reato gravissimo, sul quale non varrebbe nemmeno la pena disquisire. La pubblica esposizione della foto di un indagato di reato (grave) mentre le indagini sono in corso, mentre la magistratura sta cercando di fare luce sulle possibili cause della morte di un ragazzo, probabilmente incappato nella violenza sadica di qualcuno.   Ma noi non viviamo in un paese normale. Se così fosse, un cittadino che si rivolge alla Stato per avere giustizia dopo aver sepolto un proprio familiare ridotto ad una maschera di orrore e tumefazione, dovrebbe sentirsi garantito, rassicurato. Non dovrebbe impegnare parte della propria vita girando per le piazze con le foto del fratello morto, per svegliare quella Lex sonnacchiosa che, da piccolo, gli hanno raccontato, lo avrebbe protetto e sostenuto. Se vivessimo in un paese normale, un genitore al quale hanno restituito il figlio cadavere,   con l’espressione del viso fissata in una smorfia di dolore, che forse annunciava una morte liberatrice da un pomeriggio di pestaggi, non dovrebbe essere sottoposto alla feroce umiliazione di ascoltare, ovunque, conversazioni nelle quali qualcuno si vantava di ‘aver pestato un drogato di merda’.

Lo so, il gesto di Ilaria Cucchi è stato avventato, può infatti armare la penna, o peggio le mani, di un qualche esagitato in cerca di vendetta fuori legge. Sono certo di questo. Come sono certo che il cuore di quella madre sia stato scosso leggendo di quella  solidarietà che altri appartenenti alle forze dell’ordine hanno concesso all’indagato,  in maniera forse troppo precipitosa. Dicevo, appunto, in un paese normale, la madre di un un altro ragazzo, Federico Aldrovandi,  non avrebbe dovuto rivedere suo figlio incollato a terra, con un lago di sangue dietro al cranio , il tutto condito da insulti di bassa lega lanciati da appartenenti a quelle forze dell’ordine che avrebbero dovuto proteggere lui e lei dal crimine, dal pericolo. Chissà se la madre di Federico  , mentre lo cresceva, immaginava che i rappresentanti del suo Stato, dopo averglielo restituito a brandelli, lo avrebbero definito ‘cucciolo di maiale’.

Quello che so, è che la verità può rendere pazzi. Ho visto, nella mia pratica clinica, donne portate sull’orlo della follia perché il piccolo paese al quale chiedevano giustizia per essere state massacrate di botte dal compagno, le condannava al ruolo di puttana mendace.

Segue qui:

http://www.lettera43.it/blog/la-stanza-101-lo-sguardo-di-uno-psicoanalista-sul-contemporaneo/il-corpo-del-reato-considerazioni-sul-caso-cucchi_43675228958.htm

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