Montanari: “Opposti integralisimi di periferia”

Cosa è realmente successo a Vignola? Terrorismo, goliardata o l’uso dell’odio come collante sociale?

di Maurizio Montanari, lettera43.it, 13 gennaio 2016

Il mio studio si trova a Vignola ( Modena),  a due chilometri dal luogo nel quale è avvenuto un evento piuttosto odioso, le conseguenze del quale saranno visibili per molto tempo nelle vie della città, e che ha scaraventato il mio paese sulle cronache nazionali per un giorno. Alcuni ragazzi di origine non italiana hanno intimidito un gruppo di adolescenti locali, arma finta alla mano, chiedendo loro se fossero di religione musulmana oppure no. L’eco mediatica  del fatto ha portato il mio  paese agli ‘onori ‘delle cronache nazionali, descritto su quotidiani e telegiornali che vanno in onda a mezzogiorno come una sorta di ‘culla’ dell’isis nel cuore dell’Emilia gonfia di nebbia. Nei titoli delle testate nazionali siamo passati dal ‘bullimso islamico’ sino alla ‘finta esecuzione ’, per giungere poi  alla confessione dei balordi i quali, forse accortisi del clamore sollevato, si sono presentati in caserma ammettendo una ‘goliardata’, e consegnando l’arma finta.
Calma.
Questo episodio, grave senza se e senza ma, non può essere ascritto ad alcun‘estremismo religioso’, mancando le caratteristiche semi deliranti dell’immedesimazione totale e alienante del terrorista alla sua ‘missione’ violenta. Tuttavia alcune riflessioni a ruota libera sul legame sociale, sulle reazioni scomposte, sull’agire di alcuni individui violenti, è d’uopo.
Perché uomini desiderosi di dare sfogo alle loro tendenze perverse, o, in subordine, alle loro fregole da spacconi di infimo ordine, utilizzano l’abito del fondamentalista? Perché prendere a prestito la minaccia religiosa, ben certi di incutere un maggior timore rispetto a qualsiasi altra arma simbolica potevano imbracciare?
E perché parte della popolazione locale, al di la della  piu’ che legittima reazione di rabbia  e richiesta di giustizia, sembra anch’essa avere necessità di aggrapparsi al significante religioso per potersi raggruppare, rinsaldando le fila logore della comunità, compattandosi verso  un pericolo che ritiene imminente? Una minaccia confessionale che, in questo caso, sembra non esserci?
Azioni violente, il mio paese ne ha conosciute.
E Dio non c’entrava.

Segue qui:

http://www.lettera43.it/blog/la-stanza-101-lo-sguardo-di-uno-psicoanalista-sul-contemporaneo/legame-sociale/opposti-integralisimi-di-periferia_43675229815.htm

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