La trappola narrativa di In Treatment

Il (bel) programma di Sky tra Castellitto e la psicanalisi

di Francesco Specchia, liberoquotidiano.it, 5 febbraio 2016

Gli psicologi -specialmente i lacaniani, i gesuiti della psicanalisi- mi fanno paura dal vivo, figuriamoci in tv, dove la fisima diventa dramma e il dramma diventa pathos. E dunque diffido assai di Sergio Castellitto, antieroe di In Treatment nei panni dell’analista Giovanni Mari (dal lunedì al venerdì, Sky Atlantic HD ore 19,40); ossia di un uomo dallo sguardo liquido, immerso nei tumulti del cuore, separato dalla moglie, con una figlia che non lo perdona («questo è l’ultimo abbraccio che ricevi da me finché non torni a casa», dice la ragazza, e mantiene la parola), stanziale nel salotto di casa trasformato in studio-bunker contro le bombe atomiche dei pazienti. Pazienti che sono vari e avariati. Per dire.  Un bambino obeso devastato dal divorzio dei genitori che non vuole più «dormire dal padre separato»; un ingegnere accusato di disastro ambientale che si tiene più stretto il cappotto che i figli («è cachemere  le cose preziose è meglio tenerle sott’occhio»); una studentessa d’architettura che non riesce a pronunciare la sua malattia ma la scrive, tremando, sul taccuino.

Segue qui:

http://www.liberoquotidiano.it/blog/francesco-specchia/11875547/La-trappola-narrativa-di-In-Treatment.html?refresh_ce

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