Contributi – Wilhelm Schmid e l’arte di ripensare il piacere

Oggi il culto dell’orgasmo ha un’importanza quasi isterica: ma cosa succede se l’attività erotica si spegne? Ci aiuta la filosofia

di Diego Fusaro, lastampa.it, 13 febbraio 2016

Il nuovo libro di Wilhelm Schmid merita di essere letto e meditato, non foss’altro che per l’argomento di cui si occupa in chiave critica: quel sesso che per noi, stanchi abitatori della postmodernità, è divenuto un tema ubiquitario e invasivo, a tal punto da saturare, oltre allo spazio mediatico, quello delle vite private e delle relazioni pubbliche. In effetti, tipico dell’epoca dell’«amore liquido» e del legame sociale interrotto è il fatto che l’erotismo deregolamentato in forma neolibertina cessa di essere alleato con la riproduzione e con l’amore. Per la prima volta, diventa indipendente, egoistico e fine a se stesso, rigettando preventivamente ogni responsabilità per i suoi effetti collaterali. Il sesso guadagna, così, uno statuto autonomo, slegandosi dalle dimensioni a cui un tempo si accompagnava e di cui era, per così dire, degno completamento.  Legame solido ed «eticizzato», l’amore familiare viene sempre più sostituito dall’amore liquido e postmoderno. Quest’ultimo – coerente espressione sentimentale del contratto a termine in ambito professionale – intende cinicamente ogni legame come a tempo determinato; cioè come sempre pronto, in analogia con la sfera della circolazione, a essere sostituito da un nuovo legame a termine.

La norma del capitalismo assoluto, in virtù della quale tutto è possibile purché si disponga dell’equivalente monetario corrispondente, tende a invadere anche l’ambito delle relazioni sentimentali. Ecco allora che la possibilità di fare illimitatamente ogni esperienza si traduce in un nuovo imperativo categorico: prescrive la trasgressione permanente e la violazione gaudente di ogni limite, nella rivendicata ridicolizzazione dell’«obsoleto» legame familiare centrato sulla stabilità etica e sulla fedeltà al medesimo. Lacan sosteneva che la formula magica dell’amore è in quella parola encore in cui si condensa la fedeltà al medesimo, la «scelta» – diremmo con Kierkegaard – sempre rinnovata per un sentimento che cresce mentre si consuma.

Segue qui:

https://www.lastampa.it/2016/02/13/cultura/tuttolibri/wilhelm-schmid-e-larte-di-ripensare-il-piacere-1WWyknmmrOSitgLeossLII/pagina.html

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