Thanopulos: “Arsa viva”

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto.info, 13 febbraio 2016

Attribuiamo responsabilità paterna a ogni uomo che ha procreato, anche suo malgrado o senza averne una reale consapevolezza. A fondare la funzione paterna è per noi sufficiente il “legame di sangue”. Così quando un uomo attenta alla vita di un suo figlio/a, la nostra comprensione si impiglia nei sentimenti di terrore e di orrore, che sfociano regolarmente nel rigetto puro e semplice (e per nulla catartico) di un  atto “contro natura”.
La tendenza a confondere le forze naturali che alloggiano in noi, la loro socializzazione che consente la loro espressione creativa e costruttiva e l’apparato normativo che agisce in senso puramente repressivo, raggiunge il suo apice quando i genitori, piuttosto che proteggere, minacciano intenzionalmente l’esistenza materiale dei figli. Nel nostro sforzo di capire, privilegiamo la patologia del singolo: il fallimento individuale è l’eccezione (devianza) che salva natura, società e norma. Restano in ombra il fallimento delle relazioni, l’assenza di genitori veri in grado di riuscire o fallire nel rapporto con i figli. L’infanticidio non è l’atto di genitori falliti, ma di adulti rimasti bambini, impossibilitati a crescere.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6053

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