Psicoanalisi, storia di una donna vittima di abusi

Gli sms allusivi. La manipolazione. Il sesso. Giorgia a L43: «Così il mio analista abusava di me. Lo disprezzavo, ma l’esigenza di essere amata vinceva su tutto»

di Ranieri Salvadorini, lettera43.it, 21 febbraio 2016

Ha abusato di lei per sette «sedute penetranti». Così le chiamava lo psicoanalista denunciato da Giorgia, nome di fantasia, all’epoca 19enne, gravemente depressa. Era il 2003, ma ci sono voluti sette anni anni per vincere la vergogna e denunciare i fatti. Che racconta nel libro Psicoanalisi in rosso, pubblicato nonostante le diffide legali da parte della Società Psicoanalitica Italiana (Spi).
L’INCONTRO CON L’ANALISTA. Riavvolgiamo il nastro di 10 anni. Primo anno di università: «Magra, cadaverica, spaurita» e, sopratutto, sola. Chiusa «a doppia mandata, al buio» nella stanza del collegio, dove evita qualsiasi contatto con i compagni. In una sorta di “memoria” scritta ai tempi, Giorgia si racconta: «Dormo con quattro maglioni e due coperte, eppure ho freddo. Dormo sempre, la debolezza mi impedisce anche di leggere. Sto a letto più che posso (…) Mi trascino a lezione spinta solo dall’angoscia di perdere il posto in collegio». Alcuni amici le consigliano una visita neurologica e all’Ospedale San Matteo di Pavia uno psichiatra le dice che «è una macchina potente con le gomme sgonfie». Non le servono i farmaci, ma l’analisi. Prescrizione: nome e numero di telefono di uno psicoanalista della Spi.
«MI HA FATTO SENTIRE LA PRESCELTA». La ragazza scopre che il conforto che le dà l’analista è enorme: si prende cura di lei, la fa sentire bella, desiderabile ma, sopratutto, «amata». Non solo. Racconta a Lettera43.it: «Mi ha fatta sentire la prescelta dall’harem, eppure mi sentivo malata e indesiderabile». Giorgia è imbarazzata, tesa: «È paradossale, come si può considerare qualcuno colpevole per aver realizzato il tuo più ardente desiderio?». La domanda va al cuore della manipolazione, nello specifico del rapporto analitico, strutturalmente asimmetrico. Come si legge all’articolo 22 del Codice deontologico: «Lo psicologo adotta condotte non lesive per le persone di cui si occupa professionalmente, e non utilizza il proprio ruolo ed i propri strumenti professionali per assicurare a sé o ad altri indebiti vantaggi».

Segue qui:

http://www.lettera43.it/storie/psicoanalisi-storia-di-una-donna-vittima-di-abusi_43675233046.htm

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