Lacan, il criptico, spiegato ai mortali in due volumi

È considerato il più impervio tra gli psicoanalisti. Detestato o venerato come un guru. Massimo Recalcati continua l’opera di disboscamento. Come? Glielo ha chiesto un collega

di Vittorio Lingiardi, repubblica.it, 2 marzo 2016

La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto è il secondo di due volumi che Massimo Recalcati dedica a Jacques Lacan. Il primo, Desiderio, godimento e soggettivazione, è uscito nel 2012. Entrambi pubblicati da Raffaello Cortina, un’impresa editoriale coraggiosa in un tempo-twitter come il nostro, sono il risultato di un lavoro ventennale su un autore-ostacolo amato, mai conosciuto e solo studiato. È possibile che, senza la dedizione del Recalcati studioso e la forza mediatica del Recalcati pubblico, nel nostro Paese Lacan sarebbe rimasto nella nicchia del culto, venerato dagli adepti, ma dimenticato dagli psicoanalisti delle nuove generazioni, contesi da altri richiami che hanno i nomi dell’attaccamento, del cognitivismo critico, delle neuroscienze. Chissà come ci si sente ad aver allungato la vita a Lacan, lo psicoanalista che Umberto Eco definisce «adorabile, stregonesco, spietato. Un seduttore». Vediamo.

Nel libro racconta l’importanza che ha avuto per lei, neolaureato in filosofia, capire poco o niente del testo di Lacan, sbattere contro il muro illeggibile dei suoi scritti. Perché dunque tanto impegno nel renderlo più accessibile?
«Per un verso proprio perché ho seguito le sue indicazioni: “Fate come me, non imitatemi”. Niente di peggio che imitare il maestro. Io non ho imitato il suo stile, ho seguito la mia inclinazione che mi porta a essere più cartesiano, meno aforismatico. Amo essere chiaro, la chiarezza è il mio stile di lavoro. Negli anni ‘70 abbiamo assistito a scimmiottamenti farseschi di Lacan. Psicoanalisti che si vestivano come lui, parlavano come lui. Ma parlavano a vuoto. Un erede, io non so se lo sono, è fedele al maestro, ma fedeltà non è riproduzione».

Leggendo Lacan si ha l’impressione di un edificio esplicativo assoluto, un congegno che non ammette contraddizione, una macchina interpretativa satura. Non è soffocante vivere dentro una teoria clinica che ha una parola per tutto?
«La dimensione del congegno esiste ed è l’effetto del rapporto di Lacan con lo strutturalismo (da cui anche le sue formule, l’algebra, ecc). Il suo pensiero clinico ha una forte tendenza alla logica. Il suo sforzo teoretico è trasformare, direbbe lui, i nostri patemi in matemi, cioè concetti trasmissibili. Al tempo stesso l’originalità liberatoria di Lacan – un sovversivo che ha rilanciato la psicoanalisi come esperienza di libertà – è aver inserito in questo sistema la dimensione irriducibile della clinica dell’uno per uno. Mai la generalizzazione. Lacan rovescia la sentenza di Wittgenstein per cui “Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere” dicendo che è invece proprio di ciò che non sappiamo che dobbiamo provare a dire. Pur sapendo che tutto il suo congegno non sarà mai sufficiente a dire il mistero dell’esistenza. Ma quando incontriamo un paziente bisogna dimenticare gli altri. Mai la comparazione. È anche un antidoto contro i rischi di una mistica della psicoanalisi».

Segue qui:

http://www.repubblica.it/venerdi/libri/2016/03/02/news/lacan_il_criptico_spiegato_ai_mortali_in_due_volumi-134633929/

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