Monatanari: “Si discute di legge sul fine vita. Se Dio vuole”

Da Eluana Englaro sino ai giorni nostri. Storia di un appuntamento mancato 

di Maurizio Montanari, lettera43.it, 5 marzo 2016

Si parlerà di ‘buona morte’ in Commissione Affari Sociali. La notizia è di questi giorni, anche se il ritardo con il quale questo tema si affronta, non lascia presagire nulla di buono per un’eventuale legge sul fine vita e sul testamento biologico. Il ritardo nella discussione delle legge sul testamento biologico ci ricorda impietosamente quanto l’Italia rappresenti un unicum europeo, uno Stato che legifera abdicando sovente a derive confessionali, o a furori di popolo  che reclamano il diritto a cure mediche non fondate su  alcuna validazione scientifica. Uno Stato che  non vuole prendere atto di quell’insieme di regole e leggi non legali, ma accettate e condivise,  che a tutti gli effetti sono la vera ossatura del nostro paese.
E’ IL 1992 quando Eluana ha un incidente che da subito si dimostra fatale. Da quel giorno in poi seguiranno 11 anni di battaglie legali e di sentenze, attraversando le quali l’azione solitaria di Beppino ha messo in evidenza tutte le contraddizioni  del sistema giuridico  e politico, costretto ad  arrancare a volte violentemente, altre goffamente, nel tentativo di fermarlo.  L’attuale mancanza di una legge sul testamento biologico non è un caso. Non può esserlo, specie dopo questo calvario laico al quale è stato sottoposto Englaro. Si tratta di un vacuum che rappresenta  bene  quali siano le  conseguenze  di quello che Lacan ha definito il tramonto dell’Altro. Testimonianza ulteriore di quanto l’applicazione della psicoanalisi al legame sociale (la psicoanalisi applicata), possa fornire chiavi di lettura del contemporaneo. Il dissolversi di questo Altro, (quell’insieme di codici, regole, usanze, che plasma e orienta il legame sociale) ha lasciato un enorme  spazio vuoto,  sul quale diverse istanze si affacciano ed  hanno, mai come in questo momento, lo scopo  di orientare i mores.  Nuove entità (Big Pharma su tutte) emanano nuovi linguaggi ai quali il legame sociale si adatta. Mai come nel campo del ‘fine vita’ questo spazio legislativo lasciato vacante è stato terreno di conquista di pulsioni religiose o psedudoreligiose, marcando l’insufficienza di una legge che non vuole formalizzarsi, e nemmeno vuole prendere in considerazione la realtà dei fatti.

Quale fu il ruolo di Beppino Englaro? Perché un accanimento cosi’ pervicace operato contro di lui, un uomo solo, al quale il parlamento sembrava dare la caccia? A tutti gli effetti egli incarnò quella posizione di Kinico di cui  parla S. Zizek, vale a dire colui che si prende il compito di scoperchiare, divellere, gettare in pasto all’opinione pubblica l’oscenità nascosta, ma da tutti conosciuta.
Accompagnare un malato terminale al crepuscolo della vita attraverso l’uso compassionevole degli strumenti medici, è pratica diffusa. Nota. Accettata e, in molti casi, cercata dalle famiglie. Pratica che però confligge con la lex italiana, la quale minaccia il medico e lo mette perennemente a rischio di processo, qualora qualcuno scorga un intento di eutanasia nel suo somministrare morfina quando il dolore dello sventurato va oltre la soglia. Englaro ha accompagnato il legislatore sul balcone del quotidiano, ha aperto le finestre, e ha mostrano questo: ogni giorno, in tante parti d’Italia, decine e decine  di medici, a rischio di incriminazione, stanno vicini ai malati terminali scegliendo di non protrarre forme di accanimento terapeutico. Dunque, a tutti gli effetti, il sistema per alleviare le pene di un fine vita terribile, esiste.  Allora il legislatore  preferì obbedire all’Altro religioso, coinvolgendo il governo in una delle piu’ assurde e dolorose rincorse mai operate ad un cittadino. Una slavina confessionale tracimò in parlamento occupandolo. Il legislatore preferì chiamarsi fuori, subordinando il suo mandato all’interpretazione della parole di un Dio che appariva non già il Dio della Misericordia, quanto una divinità Maya, se davvero le sue volontà dettavano la sofferenza sine die per uomini che mai avrebbero conosciuto la guarigione.

Segue qui:

http://www.lettera43.it/blog/la-stanza-101-lo-sguardo-di-uno-psicoanalista-sul-contemporaneo/legame-sociale/si-discute-di-legge-sul-fine-vita-se-dio-vuole_43675237116.htm

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