Non si ridicolizza il reale. La lezione di Elvio Fachinelli

Una psicoanalisi della domanda e non della risposta. Fu questa la lezione di Elvio Fachinelli, lo psicoanalista scomparso nel 1989, che nell’Italia vedeva una “tragedia continua, alla quale manca sempre l’ultimo atto”. Oggi, una raccolta dei suoi interventi e dei suoi articoli sulla realtà italiana, rilancia la questione: siamo sempre il Paese delle chiacchiere e delle lacrime o sappiamo andare oltre?

di Marco Dotti, vita.it, 6 marzo 2016

l 21 dicembre 1989, un giovedì, a Milano, moriva Elvio Fachinelli. In quelle ore, in un altrove che credevamo non ci riguardasse troppo ma coglieva forse meglio e certo più di tanti scenari il cuore infinitamente nero del nostro tempo che proprio Fachinelli aveva saputo indagare con il rigore eccentrico del flâneur, Nicolae Ceausescu, uno di quei piccoli uomini senza rigore e senza smalto che talvolta fanno la storia, si affacciava dal suo palazzo presidenziale e ripeteva una menzogna di lungo corso.
Nelle parole pronunciate in quello che fu il suo ultimo discorso pubblico, il conducător mostrava un misto di incredulità e disprezzo. Incredulità rispetto ai fatti di Timişoara, alle rivolte, ai minatori, allo sgomento per la “necessaria” repressione. Disprezzo per una una realtà che non solo gli era sfuggita di mano, ma proprio non vedeva più, continuando imperterrito a parlare di “società plurilateralmente sviluppata” e di “splendore del socialismo romeno”. Il giorno dopo, di quello splendore e di quello “sviluppo onnilaterale” sarebbe rimasta solo la polvere. Il ritorno all’ordine non aveva avuto luogo. E noi, scomparso Fachinelli, avevamo uno sguardo in meno per cogliere ciò che davvero stava mutando fuori, dentro e persino oltre di noi.

Elvio Fachinelli era nato a Luserna, in Trentino, nel dicembre di sessantun anni prima. Aveva trascorso gli anni dell’infanzia a Melun, una cinquantina di chilometri da Parigi, dove si erano trasferiti i genitori – il padre era impegnato nel settore edile -, si era laureato in medicina a Pavia, specializzato all’Ospedale Maggiore di Milano dove conobbe Enzo Morpurgo, cominciò a lavorare presso una casa di cura, tra i suoi colleghi figurava anche Franco Fornari, e infine fu avviato all’analisi da Cesare Musatti.

“Probabilmente, con i criteri attuali”, osserverà Fachinelli, “sarebbe giudicata un’analisi selvaggia – come del resto le analisi fatte dalle prime generazioni di psicoanalisti. Eppure secondo me è stata una buona analisi: ho ricevuto sorprese, e questo per me è fondamentale in ogni analisi. Ho imparato e mi sono anche divertito”. Servirebbe tutta un’archeologia di quegli incontri e di quei – topologicamente parlando – “divertimenti” per capire il “dopo” di una delle teste più lucide e attive dell’altra cultura, quella né contro per posa, né dentro per vocazione. Semplicemente diretta al cuore delle cose.

Segue qui:

http://www.vita.it/it/article/2016/03/06/non-si-ridicolizza-il-reale-la-lezione-di-elvio-fachinelli/138535/

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