L’amore per il nuovo che ci ha insegnato Eco

Sandro Veronesi ricorda l’incontro con lo scrittore, appena quattro mesi fa, ma sente che presto dalla sua scomparsa potrà nascere una grande impresa

di Sandro Veronesi, corriere.it, 11 marzo 2016

Ho commesso una grande ingenuità: quattro mesi fa mi sono affezionato a una persona di 84 anni. Non solo ci sono entrato in società per fondare una nuova casa editrice, non solo mi sono sentito protetto dalla sua sapienza e dalla sua erudizione: mi ci sono proprio affezionato. Non mi sono reso conto che mia madre è morta a 78 anni e mio padre a 81, e ho fantasticato su quante occasioni questa nuova amicizia avrebbe potuto generare — di fare, di imparare, di divertirsi insieme. Non ho minimamente pensato che potesse morire — anzi, per essere sincero, non ho proprio pensato che fosse vecchio. Il suo whisky a mezzogiorno, il suo spirito fulminante, il suo amore per il paradosso, la sua curiosità d’adolescente, mi hanno ingannato, facendomi credere d’aver trovato un nuovo, formidabile compagno di strada per tanti anni a venire. Così, adesso che è mancato all’improvviso mi sembra di averlo perso due volte: una insieme a tutto il mondo, l’altra io solo — e non so dire quale delle due perdite sia più grave.

Però, come sarebbe piaciuto a lui, trovo nei libri una consolazione. Non soltanto nei suoi — che restano, e ancora molto ho da leggere di tutto ciò che ha scritto: nei libri degli altri. In un libro, in particolare, anzi in un brevissimo scritto che compare all’interno di un’opera monumentale, talmente breve che rischia di passare inosservato. È il 1915. Sigmund Freud consegna un testo per un volume collettaneo commissionato da un’associazione goethiana di Berlino. Il titolo di questo testo è «Vergänglichkeit», cioè «Caducità» (oggi sta nel volume ottavo delle sue Opere Complete, Boringhieri, Torino, 1989, pagine 173-176).

Segue qui:

http://www.corriere.it/opinioni/16_marzo_12/umberto-eco-amore-il-nuovo-che-ci-ha-insegnato-f60a6f0a-e7b1-11e5-ba2c-eb6e47d0264e.shtml

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