Campagner, Silva, Recalcati, Montanari, Casolari, Patrignani sull’omicidio di Luca Varani

Luca Varani. Piccola guida per capire il male “banale” degli assassini Prato e Foffo

di Luigi Campagner, ilsussidiario.net, 14 marzo 2016

L’omicidio di Luca Varani pone tra gli altri un problema giornalistico di impaginazione: cronaca nera o costume? La domanda non è oziosa, perché un week end con la “neve” pare d’uso come tempo fa la settimana bianca, e a prendere posizione contro l’allegro uso di dopanti vari si rischia pure l’ostracismo dei media più “à la page”. Anche di quelli pronti a stracciarsi le vesti col senno del poi. D’altronde resta vero che la censura è parte integrante della trasgressione, come ricordano san Paolo nella Lettera ai Romani, Ambrogio nelle sue prediche, per arrivare a Lacan e all’epigone Massimo Recalcati, che l’8 marzo sulle pagine di Repubblica ha rilanciato, commentando il truce delitto romano, il nesso tra godimento (perverso) e legge. Parola che lo psicoanalista oggi più in voga in Italia scrive con la maiuscola, come debito a una tradizione sacrale della legge, tramontata ormai, ma alla quale non è facile — neppure per un laico — trovare un sostituto. Kant, che la legge la faceva sorgere dal soggetto, già aveva indagato questo vortice oscuro nella sua Ragion Pratica quando propose il paradosso della forca allestita davanti al bordello, chiedendosi, se posto come divieto al godimento il simbolo della massima pena, esso avrebbe rappresentato davvero un rinforzo negativo o non invece un eccitante incentivo.

Segue qui:

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2016/3/14/LUCA-VARANI-Piccola-guida-per-capire-il-male-banale-degli-assassini-Prato-e-Foffo/687454/

Quell’omicidio a Roma per “vedere l’effetto che fa” strapparsi l’anima di dosso

Se non la titanica pretesa di un godimento senza se e senza ma, cosa può avere spinto negli inferi i due ragazzi romani? La droga, okey. La droga stimola, aiuta e benedice i macelli, ma non basta, qualcosa d’altro ha scatenato i due

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 10 marzo 2016

Circeo, 29 settembre 1975, notte sadica di rara ferocia, organizzata da gente sicura di cavarsela, poco a che fare con i due ragazzi assassini di questi giorni: consumato il delitto, si sono disciolti nel nulla addormentandosi accanto al morto. E allora, se non la titanica pretesa di un godimento senza se e senza ma, cosa può avere spinto negli inferi i due ragazzi romani? La droga, okey, molta droga profumatamente pagata. La s’invoca ad attenuante, ma quella coca che tutto assolve è in realtà un’aggravante, e finalmente il governo ha preso provvedimenti contro i drogati e gli alcolisti che si divertono ad ammazzare i passanti. La droga stimola, aiuta e benedice i macelli, ma non basta, qualcosa d’altro ha scatenato i due. Rilasciano la sensazione che a un certo punto si siano stancati di avere un’anima e se la siano strappata di dosso, ansiosi di – parole di uno di loro – “vedere che effetto fa”, che effetto fa uccidere e veder morire, se stessi innanzitutto: la morte dell’anima. Si sono eccitati e incoraggiati l’un l’altro, da soli non ce l’avrebbero fatta: è la strafottente amicizia tra uomini a permettere certe azioni. Come quando vanno in gruppo a stuprare le ragazze – che poco contano, anche se qualche strillo angosciato fa ridere gli aguzzini – ma assai più per mostrare al proprio compagno di porcate com’è possibile non fermarsi davanti a niente.

Segue qui:

http://www.ilfoglio.it/cronache/2016/03/10/quellomicidio-a-roma-per-vedere-leffetto-che-fa-strapparsi-lanima-di-dosso___1-v-139250-rubriche_c677.htm

Quel male senza causa

di Massimo Recalcati, repubblica.it, 8 marzo 2016

Nessuna bestia tende, come è appena accaduto a Roma, un agguato premeditato al fine di segregare, torturare, seviziare e, infine, ammazzare la sua vittima. Nessuna bestia uccide per sapere cosa si prova ad uccidere. Nulla è, infatti, più tragicamente “umano” del crimine; non solo perché è solo l’esistenza della Legge (“Non uccidere!”) che definisce il carattere violentemente trasgressivo del crimine (non ci sarebbe crimine se non ci fosse Legge), ma, soprattutto, perché il crimine umano può rivelare il suo carattere assolutamente gratuito. Mentre la violenza animale si scatena sempre per una motivazione (foss’anche quella della pura rivalità, della contesa), la violenza umana può essere totalmente priva di motivazione. Certo, nella maggior parte dei casi i crimini sono compiuti per mero interesse: in una rapina per impossessarsi del bottino, in un atto terroristico per realizzare la vittoria della propria Causa ideale; in un delitto passionale per eliminare il proprio rivale o il proprio partner “infedele”. Esistono anche crimini che la criminologia rubrica come “immotivati” nei quali spesso si cela una malattia mentale grave: un paranoico può dichiarare di aver ucciso per “legittima difesa” una vittima innocente che ha solo il torto di essere casualmente sulla sua strada; un depresso può uccidere i suoi cari per trascinare tutto il mondo nella sua rovina.

Segue qui:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/03/08/quel-male-senza-causa30.html?ref=search

Il fine della tortura è la tortura. Quando la droga è usata per non vedere l’orrore

di Maurizio Montanari, lettera43.it, 8 marzo 2016

Allora, io non ti voglio prendere per il culo, okay? Non me ne frega un beneamato cazzo di quello che sai, di quello che non sai. Tanto ti torturo lo stesso. Comunque sia, non per avere informazioni. Il fatto è che mi diverte torturare uno sbirro. Puoi dire quello che vuoi, tanto non mi fa nessun effetto. Tutto quello che puoi fare è invocare una morte rapida… Cosa che tanto non otterrai.’
Le ragioni dell’omicidio consumatosi in quell’appartamento di Roma, nel quale due amici hanno scelto una vittima e l’hanno torturata sino alla morte, va ricercata nelle parole pronunciate Mr Blonde che si accinge a seviziare un poliziotto nel film ‘ Le Iene’. Parliamo di individui perversi, nella fattispecie sadici, nelle menti dei quali non  c’è altro fine che non sia il puro piacere di infliggere dolore. Non esiste una logica che non sia una puro esercizio del sadismo. Secondo Lacan  il perverso è colui che ‘sa far vibrare le corde dell’angoscia’ nella sua vittima. Lo scopo finale del suo agire  non è la morte del patner, che arriva, di solito, solo alla fine della prevaricazione, quando cioè l’oggetto ‘si rompe’.  Il fine ultimo è poter esercitare una sorta di diritto di uso ed abuso sull’altro, constatare in maniera crescente quanto egli riesca ad angosciare la vittima, a tenerla nel gioco delle sue mani e della sua pressione psicologica. Un godimento illimitato nel ridurre l’altro a oggetto manipolabile sino alle estreme conseguenze.
Nel film ‘Hostel’, uomini provenienti da diverse parti del mondo pagano ad una sorta di ‘albergo degli orrori’ denaro sonante per potere avere a loro completa disposizione  una vittima, scelta anch’essa a caso, sulla esercitare le loro piu’ recondite capacità di infliggere dolore e dominazione.

Segue qui:

http://www.lettera43.it/blog/la-stanza-101-lo-sguardo-di-uno-psicoanalista-sul-contemporaneo/legame-sociale/il-fine-della-tortura-e-la-tortura-quando-la-droga-e-usata-per-non-vedere-l-orrore_43675237475.htm

Luca Varani: l’attimo di follia può capitare a chiunque?

di Luciano Casolari, ilfattoquotidiano.it, 8 marzo 2016

Caino uccide Abele e poi comincia disperarsi per l’atto compiuto. Se noi andiamo a leggere quello che era successo prima scopriamo che Abele aveva donato a Dio degli animali ed era stato apprezzato, mentre Caino aveva donato della frutta che era stata rigettata. In termini psicologici era quindi già avvenuto qualcosa che aveva posto i semi in Caino di un insano rancore verso il fratello. Verso la fine della sua vita nel 1920 Freud arriva ad elaborare l’esistenza, accanto all’impulso alla vita (Eros) un, analogamente intenso, impulso alla morte (Thanatos) che definì come tendenza di tutti gli esseri viventi a ritornare allo stato originario inorganico. Secondo la M. Klein, allieva di Freud, le tendenze masochistiche sono primarie e quelle sadiche ne sono una estroflessione. Di fronte al comportamento dei giovani romani che hanno ucciso in modo sadico Luca Varani “solo per provare a vedere che effetto fa” viene spontaneo, come ho fatto io nelle righe precedenti la ricerca di un “perché?”. La nostra mente non accetta ed ha una paura folle del vuoto razionale. Dietro c’è il timore, più o meno nascosto, di “essere come loro e che potrebbe capitare anche a me”. Ma certo che capiterebbe anche a me!

Segue qui:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/08/luca-varani-lattimo-di-follia-puo-capitare-a-chiunque/2529760/

Uccidere per vedere l’effetto che fa è fatuità schizofrenica non il Male

di Carlo Patrignani, formiche.net, 8 marzo 2016

Uccidere qualcuno sotto una spinta irrefrenabile a fare del male solo per vedere, da vicino, l’effetto che fa: non è il Male che albergherebbe dentro ogni essere umano per cui sarebbe un potenziale assassino, ma è malattia mentale e nello specifico fatuità schizofrenica. Lo dice, senza esitazione alcuna, lo psichiatra e psicoterapeuta Martino Riggio che, a differenza dello psicoanalista lacaniano Massimo Recalcati, tanto amato da La Repubblica, alla trita storiella del Male insisto nell’essere umano non crede affatto e al Male contrappone la malattia mentale, parola pressocché abolita dal lessico.

Due studenti universitari trentenni della Roma-bene, apparentemente normali, Manuel Foffo e Marco Prato, di certo non due emarginati, hanno messo in scena al quartiere Collatino un delitto efferato e senza motivo, preparato e programmato nei minimi dettagli, ai danni di un loro amico, il 23enne Luca Varani. Questa l’analisi dello psichiatra: Purtroppo si fa fatica ad accettare che la malattia mentale, perchè di questo si tratta, stia nella cosiddetta apparente normalità, per cui, come fa Recalcati su La Repubblica, non si nomina neanche la malattia mentale e si cercano altrove le cause, mentre siamo in presenza di un sintomo chiaro di schizofrenia: dire volevamo vedere l’effetto che fa, è fatuità schizofrenica. La droga per me c’entra poco o nulla e con ciò non intendo affatto giustificarne l’uso.

Segue qui:

http://formiche.net/2016/03/08/uccidere-per-vedere-leffetto-che-e-fatuita-schizofrenica-non-il-male/

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