Thanopulos: “La realtà sulla scena”

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto.info, 25 marzo 2016

Due settimane fa la Royal Opera House di Londra si è scusata con il suo pubblico per gli effetti di turbamento che potrebbero avere sugli spettatori atti sessuali e di violenza (inclusa una scena di stupro) che la regista Katie Mitchell aveva inserito, di sua invenzione, nella rappresentazione di “Lucia di Lammermoor”. Fiona Maddocks, critico del “Guardian”, ha espresso un netto dissenso: “L’arte non deve mai scusarsi. Intrattiene e fa divertire. Inoltre, shoccando porta nella consapevolezza. Mostra aspetti della vita dai quali preferiamo allontanarci.” Già, ma volgere altrove lo sguardo può essere espressione di sensibilità o di pietà e non di indifferenza, come l’insistenza nel vedere può scadere nel voyeurismo e/o nel sadismo.
L’arte non ha motivo di scusarsi, ma l’intento di shoccare non è artistico se fallisce l’obiettivo di trasformarci, se lo shock preclude la consapevolezza piuttosto che favorirla. Lo scorso Dicembre, sempre sul “Guardian”, Tom Sutcliffe, giornalista nel campo delle arti, ha fatto delle considerazioni interessanti sul film “Amore” del regista francese Caspar Noé. In questo film, in nome della franchezza nell’arte, ci sono scene di sesso reale, tra cui un rapporto a tre e un’orgia. Secondo Sutcliffe, l’effettività dell’atto può essere, in alcuni casi, incompatibile con il realismo: “la pornografia, che feticizza la realtà di quello che mostra, e disperatamente irrealistica”.  Winnicott, nel 1949, rispose negativamente alla lettera di una signora che chiedeva il suo sostegno alla costruzione di bambolotti dotati di genitali. Terminò la sua risposta con un certo sarcasmo : “La conclusione logica di un simile ragionamento [la piena somiglianza di un bambolotto con un bambino] sarebbe quella di fare un orsetto che morde davvero, se uno lo stuzzica

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6151

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