L’intervista. Lo psicoanalista Luigi Zoja

Non siamo capaci di dare il giusto senso alle cose, non siamo in grado di leggere i dati, di scorporare l’emotività dalla ragione. E allora, quando accadono crimini terribili…

di Francesco Comina, altoadige.gelocal.it, 30 marzo 2016

Non siamo capaci di dare il giusto senso alle cose, non siamo in grado di leggere i dati, di scorporare l’emotività dalla ragione. E allora, quando accadono crimini terribili come quelli di Bruxelles entriamo nel panico, leviamo l’ancora della demagogia, diamo fiato alle parole più irrazionali, facciamo leva sugli istinti più bassi e assolutizziamo ogni elemento che ci passi per la testa perdendo bussole e banderuole. Luigi Zoja è uno psicanalista che ha il vizio di entrare nel profondo dei problemi che attanagliano l’umanità. Non si ferma alla superficie, non risponde a comandi mediatici o a logiche commerciali. Scava, entra nella storia, confronta le notizie, analizza gli effetti psicologici, li compara ad altri, lavora sulle statistiche e cerca di avere una rappresentazione pluralistica e globale dell’informazione privilegiando le analisi del New York Times o della Süddeutsche Zeitung a quelle dei nostri quotidiani. Chi ha intenzione di seguirlo rimane affascinato dai suoi libri, alcuni dei quali hanno aperto comprensioni nuove sulla percezione dell’individuo con se stesso e con gli altri. Pensiamo a “La morte del prossimo” sulla fine della relazione con l’alterità intesa secondo il modello evangelico dell’amore per il prossimo o l’analisi ampia, forte, intensa sulla paranoia politica nel libro “La paranoia”, la follia che fa la storia o ancora la riflessione sulla violenza nell’opera dal titolo “Contro Ismene”. Considerazioni sulla violenza o le sue “Utopie minimaliste”. Ed è proprio nell’ambito dell’utopia che Luigi Zoja è stato invitato a parlare a Bolzano domani, giovedì, alle ore 18 alla Libera università dal Centro per la pace e dall’Upad con la sua Accademia del dialogo interculturale. Il tema è suggestivo: “Utopia, distopia, follia. La fame di nemici”. L’abbiamo intervistato.

Luigi Zoja, il terrore è tornato prepotentemente a colpire il cuore dell’Europa. Gli attentati di Bruxelles riaccendono il dibattito sulla sicurezza, sulla paura, sulla fragilità di un mondo interconnesso. C’è chi grida alla guerra, chi soffia sulla fuoco dello scontro religioso e di civiltà, chi se la prende con le politiche di apertura agli immigrati. C’è tutto e il contrario di tutto.

«Questa è la paranoia di cui parlo nel mio libro. Se prendiamo i dati reali degli attentati che si sono scatenati in questi ultimi anni in Francia e in Belgio ci accorgiamo che essi equivalgono a un quinto della percezione che si è insinuata nella testa del cittadino medio. La percentuale dei musulmani fanatici e pericolosi è infinitamente più bassa della percentuale di musulmani che vivono, girano e lavorano nei nostri Paesi in assoluta serenità e integrazione. Però se noi chiediamo a un cittadino medio cosa pensa dei musulmani dirà che sono tutti o quasi tutti pericolosi. C’è una sopra-valutazione della paura che crea i fantasmi dell’inconscio collettivo, un inconscio che si sente aggredito da una minaccia incombente da combattere con tutti i mezzi possibili. Ecco la paranoia che dorme in ciascuno di noi».

Segue qui:

http://altoadige.gelocal.it/tempo-libero/2016/03/30/news/l-intervista-lo-psicanalista-luigi-zoja-1.13212668

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