La vita segreta (e dolorosa) di Freud

Il poema di Rino Mele edito da Manni tenta di immaginare i pensieri del fondatore della psicanalisi durante la malattia unendo dramma collettivo e individuale

di Franco Manzoni, corriere.it, 11 aprile 2016

Freud sta morendo, divorato da un carcinoma alla bocca. Da tempo gli hanno asportato la mascella. La paura di nuove sofferenze lo attanaglia, terribili contrazioni ai muscoli della faccia gli impediscono di bere e mangiare. Ha ottant’anni, da più di quindici lotta contro la malattia. Un supplizio che lo condurrà all’idea di anticipare la fine del dolore con un piccolo aiuto. Sullo sfondo sta la grande Storia nel gioco delle coincidenze, che per somiglianza Rino Mele utilizza nel poema Un grano di morfina per Freud (Manni). A seguito del patto Molotov-Ribbentrop (23 agosto 1939), il resto dell’Europa permette che la Polonia venga sbranata come un agnello sacrificale. Le date, in rapida scansione, uniscono dramma collettivo e individuale: il primo settembre Hitler invade la Polonia, Stalin il 17, Freud muore il 23. Il fondatore della psicanalisi aveva conosciuto la durezza dell’Anschluss nel 1938: la sua casa di Vienna invasa dalle SA, l’ebreo Freud costretto ad aprire la cassaforte. Mele canta con rabbia la Polonia divisa dal fiume Bug, teatro di avvenimenti terribili, presagio di ciò che si preparava per milioni di ebrei polacchi. E non c’era scampo: le guardie sovietiche sparavano su chiunque cercasse di lasciare la Polonia nazista.

Segue qui:

http://www.corriere.it/cultura/16_aprile_12/vita-segreta-dolorosa-freud-cfd029d2-000d-11e6-8c9c-128b0570e861.shtml

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