Lo psicoterapeuta «Giusto l’affidamento servono buoni modelli» Ammaniti: positive simili esperienze in Calabria

di Titti Marrone, ilmattino.it, 22 aprile 2016

Per ora è solo un decreto di affidamento temporaneo. Ma è sempre giusto intervenire così, allontanando i figli da una famiglia abitata da dinamiche camorristiche? Ancora, non rischia di produrre pericolose eterogenesi dei fini, cioè lacerazioni affettive foriere, nel tempo, di reazioni di riavvicinamento proprio al mondo criminale da parte di quelli che una volta erano i bambini? «Come in ogni vicenda umana, la trasposizione di un conflitto sul piano giuridico non può essere effettuata in modo univoco o semplicistico, ma analizzando con serietà ciascuna situazione»: parla lo psicoanalista Massimo Ammaniti, autore di studi su genitorialità e sviluppo infantil-adolescenziale diventati punto di riferimento in vari Paesi, in merito al caso di Secondigliano.

Che ne pensa, Ammaniti?
«Intanto, esiste già un’ampia casistica a cui ci si può riferire: il decreto del Tribunale dei Minori di Napoli ricalca l’esperienza di Reggio Calabria, dove più volte bambini o ragazzi di famiglie legate alla ‘ndrangheta sono stati affidati a case-famiglia al di fuori della regione. E dagli esiti riportati in relazioni e altre documentazioni emerge ciò che il procuratore di Reggio, Cafiero de Raho, ha detto ieri in un’intervista al Mattino: quelle esperienze sono risultate largamente positive e hanno guidato i ragazzi a prendere le distanze dal mondo familiare».

A suo avviso l’allontanamento è giusto anche quando, come nella vicenda di Secondigliano, la madre risulti incensurata?
«Per rispondere alla domanda, e fare luce su questa singola storia, non posso che richiamare il principio decisivo sancito dalla Carta dei diritti dell’infanzia, nel quale si parla di priorità da dare, sempre e comunque, all’interesse superiore dei minori. In questo caso, bisogna capire se rimanere in casa con la madre potrebbe guidare i bambini verso un processo di tipo educativo non delinquenziale, cioè orientarli a scoprire le proprie vocazioni. E non mi sembra incoraggiare in tal senso il fatto che la madre abbia incontrato il marito anche durante la sua latitanza. Gomorra lo spiega in modo chiaro, la famiglia camorristica indirizza in maniera unidimensionale. Figurarsi se parliamo di due bambini piccoli. A quell’età l’affiliazione camorristica e mafiosa si determina spesso di pari passo con la tessitura dei legami affettivi ed è probabile che anche la giovane mamma di due bambini di tre o quattro anni, sebbene incensurata, sia permeata completamente da quelle logiche, trasmettendole ai figli».

Segue qui:

http://www.ilmattino.it/pay/edicola/lo_psicoterapeuta_giusto_l_affidamento_servono_buoni_modelli_ammaniti_positive_simili_esperienze_in_calabria-1685340.html

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