La droga della bellezza

di Giuliano Castigliego, giulianocastigliego.nova100.ilsole24ore.com, 24 aprile 2016

“Il mio io, diventato trastullo di un capriccioso e crudele caso, dissolvendosi in fantastiche figurazioni, vagava alla deriva sul mare di tante vicende…” Quella descritta da Medardo, il protagonista de “Gli Elisir del diavolo” è senza dubbio una dissoluzione dell’Io. O almeno il tentativo del suo autore E.T.A. Hoffmann di rappresentarla, esprimendo dall’interno uno sconvolgente ed inesprimibile processo psichico che è generalmente causato da gravi disturbi psichici come la schizofrenia. Ma che può essere indotto anche da sostanze stupefacenti fortemente allucinatorie quali psilocibina e LSD. Un recentissimo studio, pubblicato su Current Biology,  è riuscito proprio a dimostrare, grazie alla risonanza magnetica funzionale, gli effetti dell’LSD sull’attività cerebrale e le sue straordinarie immagini hanno fatto il giro del mondo. Si potrebbe dire che  quelle immagini fotografano  lo stato d’animo di Medardo, la riduzione/scomparsa cioè della capacità di percepire sé stessi come qualcosa di definito e coerente, l’accelerazione e il miscuglio di percezioni provenienti da tutte le aree cerebrali, la “confusione” tra stimoli esterni ed interni e la (conseguente) tendenza a dissolversi nell’ambiente circostante. Più esattamente l’LSD aumenta la connettività globale nelle aree corticali ad alto livello di associazione e nel talamo. Aumenta inoltre l’integrazione globale accelerando il livello di comunicazione tra reti cerebrali normalmente distinte tra loro. Compromette invece l’attività dei singoli moduli cerebrali e allenta le distinzioni tra il sé e l’ambiente circostante. L’incremento della connettività globale è direttamente proporzionale all’esperienza soggettiva di dissoluzione dell’io. La ricerca potrebbe essere un primo passo per comprendere meglio (e successivamente trattare) esperienze sconvolgenti e angoscianti quali quelle che si realizzano nella schizofrenia. Ma c’è anche chi pensa già all’impiego terapeutico di sostanze analoghe in condizioni di malattie particolarmente dolorose per favorire “l’uscita da sé stessi” e il ricongiungimento cosmico. Eterogenee prospettive della scienza e del pensiero umano.

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