Quel Dio particolare che non passa in studio

Note sulla religiosità nelle avversità

di Maurizio Montanari, lettera43.it, 25 aprile 2016

Mi è capitato piu’ volte di incontrare Dio nel mio studio. Il Dio riportato nelle parole, nei sogni, nelle imprecazioni degli analizzanti sul lettino. Molti avevano piu’ di un motivo per invocarlo, ringraziarlo, oppure maledirlo. Chi per la nascita di un bambino con gravi problematiche fisiche, chi per il lavoro perso, chi invece per un matrimonio spezzato. Altri per la salute andata in fumo, di colpo, dopo una diagnosi infausta. Altri invece attribuivano a Dio il felice incontro con l’anima gemella, o la riuscita di una delicata operazione. Ho sentito narrare di un  Dio che si manifesta per la sua immanenza e ineluttabilità, o per la sua radicale assenza. E’ questo ha che influito nelle vite di alcune persone affette da nevrosi o, in qualche caso, dichiaratamene psicotiche.

Ho sempre trovato una differenza sostanziale nella capacità di assorbire i colpi della vita da parte degli appartenenti ai due estremi della linea del credo: gli atei, coloro i quali hanno sempre fatto a meno di un Dio, e i fedeli convinti della sua presenza, non sempre benevola si badi, ma proprio per questo indubitabile. Coloro per i quali vale il Salmo: Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone  mi da sicurezza

Gli appartenenti al primo gruppo sono naturalmente dotati di una fede incrollabile nell’uomo, nelle sue virtù, e al contempo armati di una immensa riserva di cinismo, lunga quanto la vita intera, devoti all’idea che l’uomo contenga in sé la capacità di sopportare ogni peso che la vita gli riserva, senza dover chiedere aiuto o sostegno a qualcosa che non sia razionalmente spiegabile. Molti di essi hanno patito colpi tremendi della sorte, a volte letali, il che per loro fa parte dell’infinito gioco delle possibilità al quale si è esposti quando si viene al mondo. ‘Va cosi’, dottore, perché questo doveva essere’ mi ha detto tempo fa un padre che ha perso moglie e figlio in un incidente stradale.Sono sicuramente soggetti ai colpi della depressione, alle cadute del tono dell’umore, all’angoscia che riconoscono come elemento umano essenziale. Desiderano farla finita, senza troppe lamentele, ma con lucida presa d’atto che la benzina della loro anima è terminata. L’impossibile appello ad un’entità trascendente, li priva di qualsiasi giaculatoria. Non chiamano in causa la sorte, le avversità. Sanno di non scontare il fio di alcun peccato, perché al peccato non credono. Ma credono alla colpa.  Sono i protagonisti  assoluti della loro vita, nel bene e nel male. Se compiono atti estremi, come ad esempio il suicido, difficilmente lasciano testamenti accusatori contro questo o quello. Sanno di essere portatori di un rischio esistenziale congenito, e se ne assumono ogni responsabilità.

Segue qui:

http://www.lettera43.it/blog/la-stanza-101-lo-sguardo-di-uno-psicoanalista-sul-contemporaneo/letteratura/quel-dio-particolare-che-non-passa-in-studio_43675243363.htm

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