Dopo Educa 2016: riflessioni, parole, messaggi

di Alessandra Corrente, lavocedeltrentino.it, 29 aprile 2016

Un’altra edizione di Educa ha chiuso i battenti lasciando sull’uscio tanta condivisione, tanti sorrisi, tante emozioni e tante parole. Quelle che forse di più hanno risuonato nella città della Quercia le ha pronunciate il noto psicoanalista Massimo Recalcati, che nel Teatro Rosmini ha incontrato la cittadinanza e numerosi attenti ascoltatori. Madri e padri: la libertà dei vincoli era il titolo riservato al suo intervento. Recalcati ha parlato della responsabilità dell’essere madre, che vuol dire saper rispondere al grido del bambino. Donare le proprie mani, la propria presenza, rispondere al grido del figlio soccorrendolo.

La madre ci insegna che l’amore non è mai amore per la vita ma per il nome. Amore per quel figlio, quel corpo, quel nome proprio di quella vita. Con ogni figlio la relazione è diversa e si struttura in modo unico.

Da ateo Recalcati ha parlato poi della figura di Maria, una grande rappresentazione della maternità: una giovane donna che porta in grembo un figlio che non è suo, è di Dio, di un altro.

Vive in me ma è altro. Non è mio. È vita altra.

La sala gremita e partecipe ha poi ascoltato le patologie della maternità. Per esempio la madre coccodrillo che divora il figlio, lo mangia e non lo lascia andare.

Una madre diviene tale quando si cancella come donna e diventa solo madre, per cui il bambino esaurisce tutto il suo mondo, mondo in cui il bambino resta sequestrato. Essere una donna è la salvezza della madre: nutrire un desiderio che vada oltre il bambino. Il figlio deve sentire che il desiderio di sua madre va al di là di lui. Il desiderio verso il padre, verso un lavoro, un’attività, una passione. Negli ultimi anni assistiamo ad una nuova patologia della maternità: non è più la Madre che uccide la donna, ma è la donna che vive la maternità come un handicap. Non solo sociale o professionale ma anche legato alla figura estetica del corpo. Si tratta di madri narcisistiche, figure che stanno proliferando sempre di più.

Ad un certo punto, mentre Recalcati proseguiva il suo intervento parlando della funzione fondamentale del padre quale custode del senso della legge, del limite, che porta il figlio al desiderio, qualcuno ha bussato ad una delle porte laterali del Teatro. Lo psicoanalista si è subito interrotto dicendo Qualcuno vuole entrare. Prego, chi è?.

Tre bambini divertiti e imbarazzati sono entrati strappando un sorriso e un applauso a tutta la platea. Recalcati ha commentato dicendo:

Bisogna sempre aprire la porta allo straniero che bussa e dare la parola. Chi disturba è più interessante di chi tace. Per ridurre la violenza bisogna dare la parolaPiù diamo la parola più preveniamo il rischio della violenza

Forti applausi del pubblico hanno accolto queste parole. Un fuori programma tanto inaspettato quanto attuale. Per tutti noi.

http://www.lavocedeltrentino.it/index.php/social-mente/26104-dopo-educa-2016-riflessioni-parole-messaggi

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