Zoja: “Abbiamo migliaia di amici su Facebook, ma non conosciamo i nostri vicini”

Parla lo psicanalista autore de “La morte del prossimo”, ospite del festival “Generare Futuro” di Lodi: “La globalizzazione ha favorito l’amore per il distante. E chi ne paga il prezzo è l’amore per il prossimo”

di Lidia Baratta, linkiesta.it, 6 maggio 2016

Postiamo faccine tristi sotto una foto pubblicata su Facebook, ma camminiamo indifferenti davanti ai senzatetto seduti agli angoli delle strade. Abbiamo conoscenti dall’altra parte del mondo con cui chattiamo ossessivamente, ma non sappiamo neanche come si chiama il nostro vicino di casa. È La morte del prossimo, come l’ha chiamata lo psicanalista Luigi Zoja, ospite del festival “Generare Futuro” di Lodi. Per millenni, scrive Zoja, un doppio comandamento ha retto la morale ebraico-cristiana: ama Dio e ama il prossimo tuo come te stesso. Poi Nietzsche ha annunciato che Dio è morto. E poco dopo, nelle nostre società di massa, è avvenuta anche la morte del prossimo.

Zoja, perché il prossimo è morto?
Sia nell’antico che nel nuovo testamento il prossimo è qualcuno che ti sta vicino. Una persona che vedi, senti, che puoi toccare. Ma la società di massa e la tecnologia hanno portato a una dominazione della lontananza. La globalizzazione ha favorito l’amore per il distante. E chi ne paga il prezzo è l’amore per il prossimo. Questo si unisce all’indifferenza per il vicino prodotta dalla società di massa.

Cosa è successo?
Ogni giorno incontriamo tante persone che, seppur vicine a noi fisicamente, ignoriamo. E invece abbiamo legami affettivi con persone lontane. Pensiamo a quando entriamo in ascensore, in metropolitana o in treno. Stiamo vicini, a volte anche sfioriamo, persone che non conosciamo, a cui non rivolgiamo la parola. L’uomo metropolitano si sente circondato da migliaia di estranei. E questo non è nella sua natura.

Perché?
L’uomo primitivo viveva in piccoli gruppi che ogni tanto incontravano altri uomini. Le espressioni facciali possibili erano due: si faceva un grugno davanti a qualcuno che non si conosceva, e un sorriso se invece si incontrava qualcuno di conosciuto. E la vicinanza era qualcosa che si conquistava a piccoli passi. Oggi nelle nostre città in un solo giorno incontriamo migliaia di volti sconosciuti. Il modello naturale non c’è più. Da qui derivano le nostre espressioni di diffidenza. Lo stesso imbarazzo da ascensore è naturale: non siamo fatti per stare in una gabbia con chi non conosciamo.

Segue qui:

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/05/06/zoja-abbiamo-migliaia-di-amici-su-facebook-ma-non-conosciamo-i-nostri-/30275/

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