Bataclan, la psicanalisi spiega la strage

Alessandra Guerra ha intervistato otto analisti francesi. Per capire il perché di tanta ferocia e le responsabilità d’Occidente

di Carmine Castoro, unita.tv, 11 maggio 2016

C’è un termine francese, déshérence, che in italiano vuol dire più o meno “essere diseredati”, in una doppia accezione: chi è diseredato è privato deliberatamente da qualcun altro di qualcosa che gli appartiene come patrimonio, come ricchezza, come valore acquisito, ma chi è diseredato è anche colui che qualcun altro non riconosce degno del lascito e della gestione di una risorsa morale e materiale, di una proprietà, come se non ne avesse i numeri, la disponibilità giuridica e spirituale. È un termine che usa Charles Melman, uno degli otto psicanalisti francesi che in una tagliente, irrinunciabile raccolta di interviste curata da Alessandra Guerra, Attacco alla generazione Bataclan: perché? (edizioni ETS, pagg. 76, euro 10) si interrogano sulle radici dell’odio del sedicente Califfato che ha inondato di atrocità le cronache del mondo, e sullo sviluppo di quella cruentissima guerra di espansione e “redenzione” che l’Isis sta mettendo in atto contro l’Occidente e i paesi “apostati” del Medioriente. «Oggi sta accadendo – risponde Melman – che un certo numero di giovani musulmani si senta abbandonato dalle proprie famiglie, incapaci di trasmettere una cultura di origine,con dei padri che sono e vivono da umiliati, depressi, sottomessi e che, per affermare la loro autorità, diventano molto brutali e violenti. In più, questi ragazzi, a causa della disoccupazione di massa, vivono come se non fossero riconosciuti dalla comunità».

Cosa vuol dire questo? Che, da un lato, le etnie di fede islamica che vivono ai margini delle nostre metropoli, Parigi sopra tutte, vedono nei loro genitori l’effige sfigurata delle discriminazioni e delle sopraffazioni perpetrate negli ultimi decenni dalle politiche sistemiche di colonizzazione bellica e mercantile messe in atto dai Paesi europei e dagli Stati Uniti contro le loro terre di appartenenza; dall’altro, che la società dell’abbondanza, del liberismo, dell’elogio della facoltà di costruirsi un destino, è solo un gigantesco regime delle illusioni, un Capitalismo ingannatore che non fa altro che perpetuare emarginazione, pregiudizio,disgregazione, l’inscrizione sin dalla nascita di migliaia di maghrebini, siriani, irakeni, libici in quella che Francoise Jandrot chiama la “filiera dell’esclusione”, forgiata sulle banlieue, eterna miccia accesa nel cuore di un’urbanità asettica e accelerata,baratri delle differenze negate, “veri e propri luoghi del non diritto”.

Segue qui:

http://www.unita.tv/focus/bataclan-la-psicanalisi-spiega-la-strage/

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