Thanopulos: “La legge della «maggioranza silenziosa»”

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto.info, 21 maggio 2016

Erika Rocha, una donna di 35 anni, si è uccisa in una prigione della California dove era detenuta, il giorno prima dell’udienza per la libertà condizionata. Era appena uscita dal suo ennesimo isolamento in una cella suicidio-resistente («suicide watch»). Colpevole di tentato omicidio, in una sparatoria avvenuta quando aveva 14 anni, era stata trattata come adulta e condannata a una pena che poteva durare da 19 anni fino a tutta la vita (a seconda del suo comportamento durante la detenzione). Incarcerata all’età di 16 anni, in una prigione per adulte, era rimasta in isolamento fino a quando ha compiuto 18 anni, per essere protetta dalle altre detenute più grandi d’età. Secondo sua sorella aveva bisogno d’aiuto e non che le si dicesse: «Stai sola in una stanza e può darsi che ti passa». Se una persona si deprime in carcere in modo da perdere il senso della sua esistenza, allora non è in grado di reggere la punizione ricevuta e di conseguenza la condanna eccede i suoi limiti prestabiliti, diventa, di fatto, ingiusta. Bisognerebbe prendere in considerazione, accanto alla capacità di intendere e di volere, anche la capacità di reggere la pena. La diagnosi può essere difficile in via preventiva, ma durante il periodo di detenzione, con il senno di poi, è molto più accessibile.

Segue qui:

http://ilmanifesto.info/la-legge-della-maggioranza-silenziosa/

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