Galimberti: “Liberi dagli istinti dobbiamo inventarci la vita”

di Umberto Galimberti, Walter Macorano, d.repubblica.it, 28 maggio 2016

Mi incuriosisce un suo pensiero riferito alla natura dell’uomo. Lei dice sostanzialmente che l’uomo non è sicuro che venga da un’evoluzione animale, come sosterrebbe l’idea darwiniana, in quanto non ha istinti, ma solamente due pulsioni: la sessualità e l’aggressività. E che per queste caratteristiche principali l’uomo dal mondo animale si differenzia. Bene, qui nasce la mia domanda. Se Dio è una probabile invenzione dell’uomo (perché nel pensiero greco tutto nasce vive e muore senza un volere divino), allora secondo Lei, l’uomo da dove è venuto per essere quello che oggi è come lo conosciamo, cioè con caratteristiche radicalmente diverse dagli animali? Walter Macorano

Da dove venga l’uomo non lo so. Quel che so è che non può essere definito un “animale ragionevole” perché non possiede la caratteristica tipica di tutti gli animali, cioè l’istinto. Questo infatti, è una risposta “rigida” agli stimoli, per cui se per esempio offro della carne a un erbivoro, questi non la percepisce come cibo. Lo stesso “istinto sessuale” nell’uomo è così poco “istintivo” che può esprimersi nelle più svariate perversioni (cosa che non sembra concessa agli animali), o, come dice Freud, si può “sublimare” in espressioni non sessuali, come una creazione poetica o artistica.
Nel Protagora, Platone ci racconta che Zeus aveva dato a Epimeteo l’incarico di consegnare a tutti i viventi le loro qualità, ma Epimeteo, il cui nome significa “colui che pensa dopo, l’improvvido”, essendo stato troppo generoso nella distribuzione, giunto all’uomo non aveva più nulla da dare. Allora Zeus incaricò il fratello di Epimeteo, Prometeo (il cui nome significa “colui che pensa in anticipo”) di dare all’uomo, oltre al fuoco e alle tecniche, la virtù di prevedere per quel che è possibile il futuro e quindi provvedervi. Il motivo è ripreso da Hobbes là dove dice che mentre gli animali mangiano quando hanno fame, «l’uomo è affamato anche dalla fame futura», per cui, anche a stomaco pieno, provvede a procurarsi il necessario per quando avrà fame. Che l’uomo non abbia istinti è una tesi sostenuta, oltre che da Platone, da Tommaso d’Aquino, Kant, Herder, Nietzsche e persino da Freud, che nel corso degli anni abbandona l’espressione tedesca Istinkt, per sostituirla con Trieb, che, a differenza dell’istinto diretto a una meta, è una semplice “spinta” o una “pulsione a meta indeterminata”.

Segue qui:

http://d.repubblica.it/dmemory/2016/05/28/lettere/rispondeumbertogalimberti/138lette20160528691380138.html

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