Montanari: “Vivere e morire ai tempi del lavoro che manca”

Dal caso di Maria al ‘suicidio economico’

di Maurizio Montanari, lettera43.it, 30 maggio 2016

Lavoratore instancabile, uomo tranquillo, nulla lasciava trasparire il gesto estremo se non qualche silenzio di troppo. I vicini e gli amici avevano notato uno stato di strana irrequietezza’. Iniziano troppo spesso così le descrizioni di anonimi cittadini i quali, improvvisamente, imbracciano un’arma e uccidono: un carabiniere davanti a Montecitorio, un’impiegata della Regione, un qualsiasi funzionario di un qualche sperduto ufficio. Chi per una minaccia di licenziamento, chi per un finanziamento negato. Altri invece, anch’essi apparentemente ben inseriti nel legame sociale, scelgono con altrettanta fredda determinazione di chiamarsi fuori dalla vita dopo aver perso il lavoro, o temendo di perderlo. Come Maria B, operaia cassintegrata Fiat di Nola, che si toglie la vita dopo un lungo cammino ‘ sul ciglio del burrone’ (parola da lei usate tre anni fa per commentare il tentato suicido di un operaio di Termini Imerese. I casi di suicidio legati alla crisi economica costituiscono un’emergenza crescente, testimoniata dalla recente ricerca dell’Osservatorio sulla salute nelle Regioni italiane, secondo la quale proprio la crisi, almeno in Italia, avanza verso il primo posto tra le motivazioni che spingono al suicidio, tanto che i motivi economici alla base del gesto estremo avrebbero riguardato negli ultimi quattro anni il 20-30% di casi in più rispetto al passato. Un’impietosa e nitida kodak dell’ormai bel Paese che deve annoverare tra le sue bellezze anche un sensibile incremento di farmaci antidepressivi. Perché perdere il lavoro, oggi, si tramuta sempre più in un’inappellabile sentenza di fine corsa? Quale è il canovaccio nascosto dietro alle parole di tanti pazienti i quali aprono le loro sedute con frasi quali il lavoro per me è tutto? L‘attuale ‘società liquida’ attribuisce al lavoro una valenza diversa rispetto al passato: non più un mero strumento di sostentamento economico o riscatto sociale in un mondo ben strutturato e capace di sostenere l’uomo in tutti i passaggi della vita, quanto uno dei pochi punti di tenuta in un legame sociale che è andato allentandosi nel corso di poche generazioni.

Segue qui:

http://www.lettera43.it/blog/la-stanza-101-lo-sguardo-di-uno-psicoanalista-sul-contemporaneo/letteratura/vivere-e-morire-ai-tempi-del-lavoro-che-manca_43675247726.htm

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