Montanari: “Quel corpo che seppe dire no”

Piccola nota sul no e la malattia

di Maurizio Montanari, lettera43.it, 7 giugno 2016

Guarda come è bello’, diceva mia madre, davanti al Grundig rosso con antenna di acciaio deformata dalle mille torsioni che le si imponevano per cercare un segnale accettabile. Ero giovane in un piccolo paese di campagna. Nessuno aveva mai visto uomini di colore, se non nella loro rappresentazione coloniale, tramandata dai alcuni reduci dell’Abissinia. Ricordo che fece scalpore, perché disse no. Lo disse il 28 Aprile 1967, due giorni prima che nascessi io. All’epoca, non conoscevo il no, e la dimestichezza col bello era da venire. La psicoanalisi era ben lontana. Solo nel tempo sono riuscito ad intravedere quanto quest’uomo fondesse corpo e parola, oltreché emanare un’eleganza inusitata per un uomo che era solito picchiare. Il corpo, strumento capace di supplire a carenze di linguaggio e di istruzione, delle quali mai Clay fece mistero (‘Io sono il più grande, non sono il piu’ intelligente’). Seppe dire no in un tempo buio e conservatore, nel quale la paranoia atomica e lo spostamento sul terzo (quel vietcong che tutti noi conoscemmo solo successivamente in tanti film) rendeva impossibile, impensabile, inaccettabile disobbedire al comando della Zio Sam. Non era ancora il tempo del contraddittorio, dei diritti civili, ancora era da venire il dubbio sulla parola imposta. La guerra scatenata oltreconfine, contro il ’nemico’, fu il filo conduttore di una paranoicizazione costante nella storia degli Stati Uniti d’America. ‘Ho avuto un guaio nella mia città natale Così mi hanno messo un fucile in mano mandato a una terra straniera Per andare a uccidere l’uomo giallo’ canta Bruce Springsteen. E poi Fidel Castro, e tanto altri nemici ancora. Mostri stranieri, cattivi perfetti, bersagli ideali per mantenere intatta la linea divisoria che separava i bianchi dai neri, i figli degli ex schiavisti da quelli degli ex schiavi. Fu quell’aristocrazia venerata ancora oggi dalla ‘sinistra’ salottiera locale a incidere ancor piu’ a fondo questa linea di divisione nel tessuto sociale.

Segue qui:

http://www.lettera43.it/blog/la-stanza-101-lo-sguardo-di-uno-psicoanalista-sul-contemporaneo/cinematografia/quel-corpo-che-seppe-dire-no_43675248631.htm

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