Benvenuto: “Sara di Pietrantonio”

di Sergio Benvenuto, doppiozero.com, 11 giugno 2016

Sara di Pietrantonio, 22 anni, studentessa, è stata aggredita, uccisa e bruciata dal suo ex-fidanzato respinto, una guardia giurata, in una strada di periferia di Roma nel maggio del 2016. In questo feroce delitto l’opinione è stata particolarmente colpita dal fatto che la ragazza assalita, pur avendo chiesto aiuto alle auto che passavano, non è stata soccorsa da nessuno. Sin dagli anni ‘60 negli Stati Uniti episodi analoghi sollevano un ampio dibattito sia nei media che tra gli specialisti. Ogni tanto qualche ragazza viene aggredita o uccisa da uno o più uomini in zone frequentate, ma nessuno interviene. Viltà e indifferenza della gente? Secondo molti psicologi cognitivi le cose sono più complesse.

Anni fa una mia amica straniera venne rapinata del suo orologio da un piccolo gruppo di ragazzi in pieno centro di Napoli, varie persone avevano assistito all’evento. Quando, dopo la rapina, chiese agli astanti “ma perché non mi avete aiutata?”, le persone sembravano cadere dalle nuvole: “Pensavamo che si trattasse di una lite tra fidanzati”. Strana una lite tra una donna e tre fidanzati… Quando una donna viene attaccata, nessuno capisce bene; si pensa sempre che sia un banale litigio in una coppia, e tra moglie e marito non bisogna mettere dito. Ecco, dicono quegli psicologi, non si tratta di semplice cinica indifferenza, ma di un malinteso cognitivo: chi si trova sul posto non riesce a interpretare correttamente quel che avviene, non si rende conto della drammaticità della situazione, per cui tira dritto. È quel che accade anche quando qualcuno si sente male e si accascia sul selciato: come è noto, nelle grandi città quasi nessuno si ferma per capire che cosa abbia il poveretto. E in effetti molte persone muoiono così, magari di infarto, in mezzo alla folla.

Anche in questo caso, quando si chiede alle persone perché non siano intervenute, di solito rispondono: “Credevo si trattasse di un ubriaco. O di un barbone, o di un malato mentale. Non ho pensato che stesse male”. In effetti gli esperti consigliano, se uno ha un malore in mezzo alla gente, non di chiedere genericamente aiuto, ma di rivolgersi a una persona in particolare che passa e dirgli indicandolo col dito: “Chiami soccorso, ho un malore”. Se si fa così, il passante designato farà quello che deve fare.

Francamente non sono convinto di questa teoria che prende alla lettera quel che gli astanti dicono. È vero che una scena di urla e inseguimenti può essere interpretata in modo benigno come litigio in una coppia, ma questa è l’interpretazione più comoda. È quella che ci permette di non intervenire. Ma si potrebbe interpretare, in modo inverso, un banale litigio di coppia come una micidiale aggressione. Eppure non si fa mai quest’interpretazione pessimista. Per una ragione molto semplice e poco cognitiva: la maggior parte di noi è vile.

Segue qui:

http://www.doppiozero.com/materiali/sara-di-pietrantonio

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